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	<title>In evidenza Archivi - Open Source in Medicine</title>
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	<title>In evidenza Archivi - Open Source in Medicine</title>
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	<item>
		<title>Tumore al pancreas, al Gemelli sperimentata per la prima volta una nuova terapia con colla radioattiva</title>
		<link>https://www.opensourceinmedicine.it/tumore-al-pancreas-al-gemelli-sperimentata-per-la-prima-volta-una-nuova-terapia-con-colla-radioattiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Iazzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 13:28:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al Policlinico di Roma una paziente di 63 anni con adenocarcinoma duttale non operabile è stata sottoposta a un’innovativa radioterapia locoregionale con Ittrio-90 Nuovo traguardo internazionale nella ricerca contro il tumore del pancreas al Policlinico Gemelli di Roma. Per la prima volta al mondo, una paziente di 63 anni affetta da adenocarcinoma duttale del pancreas [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/tumore-al-pancreas-al-gemelli-sperimentata-per-la-prima-volta-una-nuova-terapia-con-colla-radioattiva/">Tumore al pancreas, al Gemelli sperimentata per la prima volta una nuova terapia con colla radioattiva</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><b>Al Policlinico di Roma una paziente di 63 anni con adenocarcinoma duttale non operabile è stata sottoposta a un’innovativa radioterapia locoregionale con Ittrio-90</b></p>
<p class="p1">Nuovo traguardo internazionale nella ricerca contro il tumore del pancreas al Policlinico Gemelli di Roma. Per la prima volta al mondo, una paziente di 63 anni affetta da <span class="s1"><b>adenocarcinoma duttale del pancreas localmente avanzato e non operabile</b></span> è stata trattata con una procedura innovativa di radioterapia locoregionale che prevede l’iniezione diretta nel tumore di una speciale colla biologica contenente particelle radioattive di <span class="s1"><b>Ittrio-90</b></span>. L’intervento, eseguito presso la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, apre nuove prospettive per una delle forme tumorali più aggressive e complesse da trattare. L’obiettivo della sperimentazione è verificare se la nuova tecnica possa ridurre la massa tumorale fino a rendere operabili alcuni pazienti inizialmente considerati non candidabili alla chirurgia. La procedura è stata realizzata dal professor <span class="s1"><b>Roberto Iezzi</b></span>, direttore della Radiologia Interventistica del Gemelli, nell’ambito di uno studio clinico internazionale coordinato dal professor <span class="s1"><b>Giampaolo Tortora</b></span>, direttore del Comprehensive Cancer Center dell’ospedale romano. Al centro della sperimentazione c’è <span class="s1"><b>YntraDose</b></span>, un dispositivo sviluppato dalla startup italiana BetaGlue Therapeutics. Si tratta di una matrice biologica progettata per veicolare particelle di Ittrio-90 direttamente all’interno della massa tumorale.</p>
<h2><span class="s1"><b>Come funziona la nuova terapia</b></span></h2>
<p class="p1">La procedura utilizza un approccio mini-invasivo. Attraverso uno speciale ago, inserito sotto guida ecografica o Tac, il composto radioattivo viene iniettato direttamente nella lesione pancreatica. Una volta depositato, il materiale rilascia <span class="s1"><b>radiazioni beta ad alta energia</b></span> che agiscono localmente sulle cellule tumorali, concentrando la dose nel punto in cui è presente la malattia e limitando, per quanto possibile, l’esposizione dei tessuti sani circostanti. È proprio questa capacità di distribuire la radiazione direttamente all’interno del tumore a rappresentare uno degli aspetti più innovativi della tecnica, particolarmente rilevante nel caso del pancreas, un organo situato in una regione anatomica complessa e circondato da strutture particolarmente delicate. La candidabilità della paziente è stata valutata dal <span class="s1"><b>Tumor Board del pancreas del Gemelli</b></span>, attraverso un percorso multidisciplinare che ha coinvolto gli specialisti guidati da Sergio Alfieri, Antonio Gasbarrini e Giampaolo Tortora.</p>
<h2><span class="s1"><b>Un intervento durato circa un’ora</b></span></h2>
<p class="p1">La prima paziente sottoposta alla procedura è una donna di 63 anni con adenocarcinoma pancreatico localmente avanzato e non operabile. L’intervento, eseguito in anestesia locale con una lieve sedazione, è durato circa un’ora. Secondo quanto riferito dall’équipe medica, non sono state registrate complicanze nel periodo successivo alla procedura. I controlli effettuati a 24 ore e a sette giorni attraverso la Pet-Tac con Ittrio-90 hanno inoltre confermato la corretta distribuzione del radiofarmaco all’interno della regione trattata, senza evidenziare dispersioni del materiale o captazioni indesiderate in altri organi. Un elemento particolarmente importante per valutare la sicurezza della procedura, considerando l’utilizzo di materiale radioattivo e la necessità di garantire un’elevata precisione nella somministrazione della dose terapeutica.</p>
<h2><span class="s1"><b>Un lavoro di squadra tra diverse specialità</b></span></h2>
<p class="p1">La realizzazione del trattamento ha richiesto la collaborazione di diverse figure professionali. <span class="s1"><b>Radiologi interventisti, medici nucleari, fisici sanitari e radioterapisti</b></span> hanno seguito la paziente nelle diverse fasi del percorso, dalla pianificazione della procedura fino al monitoraggio successivo. L’integrazione tra competenze differenti rappresenta uno degli elementi centrali della nuova metodologia, che combina <span class="s1"><b>imaging avanzato, medicina nucleare e radioterapia interventistica</b></span>. Un modello multidisciplinare particolarmente importante nel trattamento dei tumori pancreatici localmente avanzati, nei quali la complessità anatomica e la vicinanza a strutture vitali possono limitare le possibilità di intervento.</p>
<h2><span class="s1"><b>Lo studio internazionale coinvolge Italia, Belgio e Regno Unito</b></span></h2>
<p class="p1">Il trattamento effettuato al Gemelli rappresenta il <span class="s1"><b>primo caso arruolato in uno studio clinico multicentrico internazionale</b></span> che coinvolge centri di ricerca e ospedali in Italia, Belgio e Regno Unito. La sperimentazione mira a valutare l’efficacia e la sicurezza di YntraDose come possibile <span class="s1"><b>terapia neoadiuvante</b></span> nei pazienti affetti da adenocarcinoma pancreatico localmente avanzato. L’obiettivo è capire se il trattamento possa ridurre il volume della neoplasia e favorire, in alcuni pazienti, il passaggio da una condizione di non operabilità a una situazione nella quale sia possibile procedere chirurgicamente. L’arruolamento dei pazienti è attualmente in corso e i successivi trattamenti sono programmati nelle prossime settimane. I risultati dello studio saranno quindi fondamentali per stabilire il reale potenziale della procedura. Se efficacia e sicurezza saranno confermate, la nuova tecnica potrebbe aprire una prospettiva terapeutica interessante per quei pazienti con tumore del pancreas localmente avanzato che, allo stato attuale, non possono essere sottoposti a intervento chirurgico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p data-path-to-node="23,0"><b data-path-to-node="23,0" data-index-in-node="0">Fonte dell’articolo:</b></p>
<p data-path-to-node="23,1"><i data-path-to-node="23,1" data-index-in-node="0">Riadattamento a scopo divulgativo ed informativo basato sull’articolo originale pubblicato su IlSole24ore: <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/tumore-pancreas-gemelli-primo-trattamento-mondo-colla-radioattiva-AJrhW3cB?refresh_ce=1">https://www.ilsole24ore.com/art/tumore-pancreas-gemelli-primo-trattamento-mondo-colla-radioattiva-AJrhW3cB?refresh_ce=1</a></i></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/tumore-al-pancreas-al-gemelli-sperimentata-per-la-prima-volta-una-nuova-terapia-con-colla-radioattiva/">Tumore al pancreas, al Gemelli sperimentata per la prima volta una nuova terapia con colla radioattiva</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
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		<item>
		<title>Premio Nobel per la Medicina 2026: tre scienziati premiati per aver rivoluzionato lo studio del cervello attraverso la luce</title>
		<link>https://www.opensourceinmedicine.it/premio-nobel-per-la-medicina-2026-tre-scienziati-premiati-per-aver-rivoluzionato-lo-studio-del-cervello-attraverso-la-luce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 14:57:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Premio Nobel per la Fisiologia o Medicina 2026 è stato assegnato a Karl Deisseroth, Peter Hegemann e Georg Nagel per le loro scoperte sui canali ionici regolati dalla luce e per aver contribuito allo sviluppo dell’optogenetica, una tecnologia che ha trasformato il modo in cui gli scienziati possono studiare e controllare l’attività delle cellule [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/premio-nobel-per-la-medicina-2026-tre-scienziati-premiati-per-aver-rivoluzionato-lo-studio-del-cervello-attraverso-la-luce/">Premio Nobel per la Medicina 2026: tre scienziati premiati per aver rivoluzionato lo studio del cervello attraverso la luce</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Il <strong>Premio Nobel per la Fisiologia o Medicina 2026</strong> è stato assegnato a <strong>Karl Deisseroth, Peter Hegemann e Georg Nagel</strong> per le loro scoperte sui <strong>canali ionici regolati dalla luce</strong> e per aver contribuito allo sviluppo dell’<strong>optogenetica</strong>, una tecnologia che ha trasformato il modo in cui gli scienziati possono studiare e controllare l’attività delle cellule nervose.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le loro ricerche hanno aperto una nuova strada nelle neuroscienze, permettendo di utilizzare la luce per attivare o inibire specifiche cellule e studiare con una precisione senza precedenti il funzionamento del cervello.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Le scoperte: cosa significano e perché sono rivoluzionarie</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Il riconoscimento del Comitato Nobel premia un percorso scientifico sviluppatosi nell’arco di diversi decenni e basato su una domanda fondamentale: <strong>come possiamo capire con precisione che cosa fa una specifica cellula del cervello e quale ruolo svolge nei comportamenti e nelle funzioni dell’organismo?</strong></p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li><strong>Peter Hegemann</strong> ha contribuito a identificare e caratterizzare le <strong>proteine fotosensibili</strong> presenti nelle alghe, chiamate opsine microbiche. Queste proteine sono in grado di reagire alla luce modificando il passaggio degli ioni attraverso la membrana cellulare.</li>
<li><strong>Georg Nagel</strong> ha contribuito a dimostrare come queste proteine potessero essere utilizzate per controllare l&#8217;attività delle cellule attraverso la luce, aprendo la strada all&#8217;impiego delle opsine come veri e propri strumenti di controllo cellulare.</li>
<li><strong>Karl Deisseroth</strong> ha poi sviluppato e applicato l&#8217;<strong>optogenetica</strong>, combinando la genetica con l&#8217;utilizzo della luce per controllare specifici gruppi di neuroni. Questo ha permesso ai ricercatori di studiare il cervello con una precisione molto maggiore rispetto alle tecniche precedenti.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Il principio alla base è tanto semplice quanto potente: <strong>rendere determinate cellule sensibili alla luce e utilizzare impulsi luminosi per modificarne l&#8217;attività</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">In questo modo, è possibile osservare non soltanto quali aree del cervello sono coinvolte in una determinata funzione, ma intervenire direttamente su specifici circuiti e verificare quale effetto produca la loro attivazione o inibizione.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Dalla luce alla comprensione del cervello</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Prima dell&#8217;optogenetica, gli scienziati disponevano di strumenti sempre più sofisticati per osservare il cervello, ma era molto più difficile stabilire un rapporto diretto di causa-effetto tra l&#8217;attività di specifici neuroni e un determinato comportamento.</p>
<p style="font-weight: 400;">L&#8217;optogenetica ha cambiato questo paradigma. Attraverso proteine sensibili alla luce inserite in specifiche cellule, i ricercatori possono infatti controllare l&#8217;attività neuronale con una precisione temporale e spaziale estremamente elevata.</p>
<p style="font-weight: 400;">La tecnica ha quindi permesso di studiare circuiti cerebrali coinvolti in funzioni complesse come <strong>movimento, memoria, motivazione, emozioni e comportamento</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le scoperte dei tre Nobel hanno così fornito alla neuroscienza uno strumento per affrontare una delle grandi sfide della medicina: comprendere come miliardi di cellule nervose interagiscano tra loro per produrre pensieri, sensazioni e comportamenti.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Impatti e prospettive per la medicina</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">L&#8217;importanza dell&#8217;optogenetica non riguarda soltanto la ricerca di base. La possibilità di controllare selettivamente l&#8217;attività cellulare sta aprendo nuove prospettive anche per la medicina.</p>
<ol>
<li style="font-weight: 400;"><strong> Neuroscienze e malattie neurologiche</strong><br />
L&#8217;optogenetica consente di studiare con maggiore precisione i circuiti coinvolti in patologie neurologiche e neuropsichiatriche, contribuendo a comprendere i meccanismi alla base di disturbi complessi.</li>
<li style="font-weight: 400;"><strong> Studio dei circuiti cerebrali</strong><br />
La possibilità di attivare o inibire specifici neuroni permette di analizzare il ruolo dei singoli circuiti nei processi che regolano movimento, memoria, apprendimento, motivazione ed emozioni.</li>
<li style="font-weight: 400;"><strong> Nuove strategie terapeutiche</strong><br />
Le conoscenze sviluppate grazie all&#8217;optogenetica stanno contribuendo alla ricerca di nuove modalità per intervenire selettivamente sull&#8217;attività delle cellule. Sebbene molte applicazioni terapeutiche siano ancora oggetto di ricerca, il principio potrebbe contribuire allo sviluppo di approcci sempre più mirati per alcune patologie neurologiche.</li>
<li style="font-weight: 400;"><strong> Dalla ricerca alla medicina di precisione</strong><br />
La possibilità di intervenire su popolazioni cellulari molto specifiche rappresenta un importante passo verso una medicina capace di modulare circuiti biologici con un livello di precisione sempre maggiore.</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Un riconoscimento alla capacità di vedere il cervello sotto una nuova luce</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Il Premio Nobel per la Medicina 2026 mette in evidenza una delle trasformazioni più significative delle neuroscienze moderne: <strong>la luce può diventare uno strumento per comprendere e controllare l&#8217;attività delle cellule</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dalle proteine fotosensibili scoperte studiando organismi unicellulari fino alla possibilità di manipolare selettivamente i circuiti neuronali, il lavoro di Hegemann, Nagel e Deisseroth mostra come una scoperta apparentemente lontana dalla medicina possa trasformarsi, nel tempo, in una tecnologia capace di rivoluzionare un intero campo scientifico.</p>
<p style="font-weight: 400;">Con l&#8217;optogenetica, la ricerca sul cervello ha acquisito una nuova possibilità: <strong>non soltanto osservare ciò che accade nei neuroni, ma intervenire con precisione per capire perché accade</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">È questa capacità di trasformare la luce in uno strumento di esplorazione del cervello che il Premio Nobel 2026 celebra, aprendo nuove prospettive per la ricerca neuroscientifica e per la medicina del futuro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/premio-nobel-per-la-medicina-2026-tre-scienziati-premiati-per-aver-rivoluzionato-lo-studio-del-cervello-attraverso-la-luce/">Premio Nobel per la Medicina 2026: tre scienziati premiati per aver rivoluzionato lo studio del cervello attraverso la luce</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Neuroestetica e carte metaforiche: immagini, emozioni e significati personali</title>
		<link>https://www.opensourceinmedicine.it/neuroestetica-e-carte-metaforiche-immagini-emozioni-e-significati-personali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberta Berardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 07:41:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché alcune immagini riescono a emozionarci così profondamente? La Neuroestetica cerca di rispondere a questa domanda studiando ciò che accade nel cervello quando entriamo in contatto con un’opera d’arte o, più in generale, con uno stimolo visivo. La percezione estetica non è infatti un processo puramente visivo: coinvolge sistemi cerebrali legati all’elaborazione delle emozioni, all’attenzione, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/neuroestetica-e-carte-metaforiche-immagini-emozioni-e-significati-personali/">Neuroestetica e carte metaforiche: immagini, emozioni e significati personali</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4 class="p1">Perché alcune immagini riescono a emozionarci così profondamente?</h4>
<p class="p1">La <b>Neuroestetica </b>cerca di rispondere a questa domanda studiando ciò che accade nel cervello quando entriamo in contatto con un’opera d’arte o, più in generale, con uno stimolo visivo. La percezione estetica non è infatti un processo puramente visivo: coinvolge sistemi cerebrali legati all’elaborazione delle emozioni, all’attenzione, alla memoria e alla valutazione della ricompensa. In questo contesto si possono introdurre le <b>Carte Metaforiche</b>, strumenti introspettivi composti da illustrazioni o immagini utilizzati in alcuni contesti psicologici per favorire associazioni e verbalizzazione. Le <b>OH Cards</b>, in particolare, appartengono a questa tipologia. Non possiedono un significato psicologico prestabilito, infatti è la persona ad attribuire all’immagine un significato sulla base della propria esperienza. Il loro possibile valore risiede quindi nel processo associativo, che può facilitare il collegamento tra immagini, emozioni e linguaggio. Neuroestetica e carte condividono l’interesse per il modo in cui le immagini vengono percepite, elaborate e investite di significato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><b>Bibliografia:</b></p>
<p class="p1"><em>Chatterjee A., Vartanian O. (2014), Neuroaesthetics, Trends in Cognitive Sciences, 18(7), 370–Cohen R. et al. (2015), Affective dimensions of COPE cards, The Arts in Psychotherapy, 45, 36–OH Cards, About OH Cards.</em></p>
<p class="p1"><em>Wang Z. et al. (2025), Effectiveness of OH card-based group mental health education&#8230;,Frontiers in Public Health.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/neuroestetica-e-carte-metaforiche-immagini-emozioni-e-significati-personali/">Neuroestetica e carte metaforiche: immagini, emozioni e significati personali</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tumore al seno e medicina di precisione: e se il test genomico si facesse già sulla biopsia?</title>
		<link>https://www.opensourceinmedicine.it/tumore-al-seno-e-medicina-di-precisione-e-se-il-test-genomico-si-facesse-gia-sulla-biopsia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Iazzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 09:12:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.opensourceinmedicine.it/?p=2225</guid>

					<description><![CDATA[<p>Anticipare la profilazione molecolare fin dalla diagnosi primaria potrebbe ottimizzare le decisioni terapeutiche e ridurre i tempi d&#8217;attesa. Il punto di partenza: l&#8217;informazione giusta al momento giusto Quando una biopsia conferma la presenza di un carcinoma mammario, il tessuto prelevato racchiude già molte delle informazioni necessarie a comprendere la biologia del tumore. Oggi, tuttavia, per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/tumore-al-seno-e-medicina-di-precisione-e-se-il-test-genomico-si-facesse-gia-sulla-biopsia/">Tumore al seno e medicina di precisione: e se il test genomico si facesse già sulla biopsia?</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Anticipare la profilazione molecolare fin dalla diagnosi primaria potrebbe ottimizzare le decisioni terapeutiche e ridurre i tempi d&#8217;attesa.</p>
<h3 data-path-to-node="5">Il punto di partenza: l&#8217;informazione giusta al momento giusto</h3>
<p data-path-to-node="6">Quando una biopsia conferma la presenza di un carcinoma mammario, il tessuto prelevato racchiude già molte delle informazioni necessarie a comprendere la biologia del tumore. Oggi, tuttavia, per eseguire i <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="206">test genomici</b> di profilazione – fondamentali per valutare il rischio di recidiva e l&#8217;effettiva utilità della chemioterapia – si tende solitamente ad attendere l&#8217;intervento chirurgico.</p>
<p data-path-to-node="7">Ma è davvero necessario aspettare?</p>
<p data-path-to-node="8">È la domanda posta dall&#8217;<b data-path-to-node="8" data-index-in-node="24">Osservatorio Nazionale sui Test Genomici</b>, che propone un cambio di paradigma: <b data-path-to-node="8" data-index-in-node="102">anticipare l&#8217;esame genomico sul materiale già prelevato con la biopsia diagnostica iniziale</b>, laddove vi sia un&#8217;indicazione clinica appropriata.</p>
<h3 data-path-to-node="9">Perché anticipare la profilazione genomica?</h3>
<p data-path-to-node="10">La proposta riguarda in particolare le pazienti affette da tumore al seno in fase precoce con recettori ormonali positivi e HER2-negativo (HR+/HER2-).</p>
<p data-path-to-node="11">I test genomici non vanno confusi con i test genetici ereditari (come le analisi dei geni <i data-path-to-node="11" data-index-in-node="90">BRCA1</i> e <i data-path-to-node="11" data-index-in-node="98">BRCA2</i>): essi analizzano l&#8217;espressione di uno specifico gruppo di geni all&#8217;interno delle cellule tumorali per stimarne il comportamento biologico.</p>
<p data-path-to-node="12">Integrare questi dati molecolari prima dell&#8217;operazione offre diversi vantaggi strategici:</p>
<ul data-path-to-node="13">
<li>
<p data-path-to-node="13,0,0"><b data-path-to-node="13,0,0" data-index-in-node="0">Pianificazione terapeutica avanzata:</b> Disporre del profilo genomico consente di valutare con maggiore accuratezza l&#8217;opportunità di una <b data-path-to-node="13,0,0" data-index-in-node="134">terapia neoadiuvante</b> (somministrata prima della chirurgia).</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="13,1,0"><b data-path-to-node="13,1,0" data-index-in-node="0">Riduzione dei tempi:</b> Minimizza le attese complessive tra la diagnosi e la definizione del percorso di cura.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="13,2,0"><b data-path-to-node="13,2,0" data-index-in-node="0">Supporto alle decisioni multidisciplinari:</b> Aggiunge un tassello informativo fondamentale alle valutazioni del team di specialisti (oncologi, anatomo-patologi, chirurghi).</p>
</li>
</ul>
<h3 data-path-to-node="14">L&#8217;ostacolo burocratico e regolatorio</h3>
<p data-path-to-node="15">Nonostante i chiari benefici clinici e organizzativi, esiste un nodo normativo: <b data-path-to-node="15" data-index-in-node="80">l&#8217;attuale quadro del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) non prevede il rimborso del test genomico se eseguito su campione bioptico.</b></p>
<p data-path-to-node="16">Sebbene l&#8217;Italia metta a disposizione un fondo nazionale di 20 milioni di euro all&#8217;anno per coprire i test genomici, i decreti che regolano l&#8217;accesso alle risorse sono stati strutturati sulle fasi successive all&#8217;intervento chirurgico.</p>
<p data-path-to-node="17">Per rendere applicabile questa innovazione occorrerebbe quindi aggiornare i decreti attativi, valutare un eventuale ampliamento del fondo e definire linee guida chiare per evitare un uso indiscriminato dell&#8217;esame.</p>
<h3 data-path-to-node="18">I numeri e il futuro della profilazione</h3>
<p data-path-to-node="19">La medicina di precisione non riguarda solo lo sviluppo di nuove molecole, ma anche l&#8217;ottimizzazione dei flussi diagnostici e l&#8217;accesso tempestivo ai dati molecolari.</p>
<p data-path-to-node="20">In Italia nel 2025 sono stati eseguiti circa 9.800 test genomici, ma l&#8217;Osservatorio stima che le pazienti con indicazione appropriata siano almeno 13.000 ogni anno. Per affrontare le criticità organizzative ed estendere l&#8217;accesso alla profilazione, sono stati avviati tavoli di lavoro operativi in diverse regioni (tra cui Lombardia, Lazio e Campania).</p>
<p data-path-to-node="21">Anticipare la conoscenza della biologia tumorale già al momento della biopsia rappresenta un passo concreto verso una cura sempre più personalizzata ed efficiente.</p>
<p data-path-to-node="23,0"><b data-path-to-node="23,0" data-index-in-node="0">Fonte dell&#8217;articolo:</b></p>
<p data-path-to-node="23,1"><i data-path-to-node="23,1" data-index-in-node="0">Riadattamento a scopo divulgativo ed informativo basato sull&#8217;articolo originale pubblicato su Quotidiano Sanità: <span style="color: #333399;"><a style="color: #333399;" href="https://www.mondosanita.it/news/salute/109492/tumore-al-seno-il-test-genomico-gia-sulla-biopsia-le-cure-si-possono-decidere-prima.html" target="_blank" rel="noopener">https://www.mondosanita.it/news/salute/109492/tumore-al-seno-il-test-genomico-gia-sulla-biopsia-le-cure-si-possono-decidere-prima.html</a></span></i></p>
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		<title>Quattro millenni di trauma: la storia della nosografia come risorsa condivisa per la pratica clinica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Iazzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 15:14:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Walter Paganin, MD, PhD Un’analisi pubblicata su BMJ Medical Humanities ricostruisce quaranta secoli di descrizioni della sofferenza post-traumatica e mostra cosa le classificazioni contemporanee hanno progressivamente lasciato fuori. Premessa: un sapere che nessuno possiede Ogni classificazione diagnostica è, in senso stretto, un artefatto proprietario. Il DSM-5-TR è pubblicato dall’American Psychiatric Association, l’ICD-11 dall’Organizzazione Mondiale della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4><strong>Walter Paganin, MD, PhD</strong></h4>
<p><em>Un’analisi pubblicata su BMJ Medical Humanities ricostruisce quaranta secoli di descrizioni della sofferenza post-traumatica e mostra cosa le classificazioni contemporanee hanno progressivamente lasciato fuori.</em></p>
<p><strong>Premessa: un sapere che nessuno possiede</strong></p>
<p>Ogni classificazione diagnostica è, in senso stretto, un artefatto proprietario. Il DSM-5-TR è pubblicato dall’American Psychiatric Association, l’ICD-11 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità; entrambi sono revisionati da commissioni ristrette, secondo procedure che il clinico chiamato ad applicarli quotidianamente conosce di rado. Le decisioni che stabiliscono quali sintomi entrano nel nucleo di un disturbo e quali ne restano fuori risultano, per il singolo professionista, sostanzialmente opache. Esiste però un corpus che nessuna istituzione possiede e che è integralmente accessibile: la documentazione storica della sofferenza post-traumatica. Papiri medici, cronache, trattati ottocenteschi, diari e le successive edizioni dei manuali sono materiali pubblici, consultabili e verificabili. Rileggerli sistematicamente è un modo per riaprire quelle decisioni e comprendere perché siano state prese una forma di trasparenza retrospettiva che restituisce al clinico parte del controllo epistemico sui propri strumenti.</p>
<p>È l’operazione condotta da Walter Paganin in un’analisi storico-critica pubblicata su <em>BMJ Medical Humanities</em> (Paganin W. <em>Core symptoms of PTSD across four millennia</em>, 2026; doi:10.1136/medhum-2025-013623), di cui presentiamo qui i risultati principali.</p>
<p><strong>Dove la medicina ha collocato il trauma</strong></p>
<p>Il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) esiste come categoria diagnostica dal 1980, ma la sofferenza che vi si colloca era stata descritta e trattata molto prima, dentro cornici esplicative radicalmente diverse. Nella medicina antica il trauma non era una condizione della mente, ma un fatto del corpo e dell’ordine morale insieme: i papiri egizi registrano tremori, paralisi e afonia senza lesione attribuendoli a uno spostamento degli organi, mentre il pensiero greco e mesopotamico li interpreta come <em>miasma</em>, punizione divina o contaminazione metafisica. Se la causa è la rottura di un ordine sacro, la cura è rituale e la guarigione coincide con il ripristino di quell’ordine, non con la remissione di sintomi.</p>
<p>La prima formalizzazione propriamente medica arriva nel 1688 con la <em>Dissertatio medica de nostalgia</em> di Johannes Hofer, che nei mercenari svizzeri al servizio di Luigi XIV descrive melanconia, incubi, restringimento attentivo e declino somatico, denominandoli “dolore del ritorno” (<em>nostos</em>, ritorno; <em>algos</em>, dolore): la sofferenza entra nel linguaggio medico, ma resta ancorata a una causa spaziale e relazionale, la separazione dal proprio luogo anziché a un evento circoscritto. Con l’industrializzazione il quadro si laicizza e si sposta sul terreno della lesione: Erichsen attribuisce a un danno midollare i disturbi dei sopravvissuti agli incidenti ferroviari (<em>railway spine</em>, 1866), Page obietta nel 1883 che il terrore basta a determinarli, Charcot introduce la nozione di lesione dinamica, Janet quella di memoria non integrata, Oppenheim la <em>Traumatische Neurose</em>. Ogni epoca, in sostanza, ha collocato la sofferenza post-traumatica nell’organo o nella dimensione ritenuta più plausibile l’anima, l’utero, il midollo, i nervi, infine la memoria e da quella collocazione ha fatto discendere il proprio trattamento. Una constatazione che riguarda anche il presente: collocare oggi il trauma nella sfera cognitivo-emotiva non è un punto d’arrivo neutrale, ma l’ultima di una serie di decisioni situate.</p>
<p><strong>Metodo e cautele</strong></p>
<p>Lo studio contenuto nell’articolo adotta un approccio fenomenologico su un corpus selezionato che copre l’arco 2100 a.C.-1980 d.C., escludendo le narrazioni puramente mitologiche senza protagonisti umani e le interpretazioni secondarie prive di fonti dirette. I materiali storici, precisa l’autore, non costituiscono evidenza clinica e non consentono diagnosi retrospettive: i criteri ICD-11 e DSM-5-TR sono impiegati come descrittori euristici per organizzare il linguaggio dei sintomi attraverso le epoche, non come griglia a cui il passato debba conformarsi. Le fonti epiche e drammatiche sono trattate come rappresentazioni culturali, i trattati medici come fonti osservative, con una scala di affidabilità decrescente medica, storica, letteraria, adottata per limitare anacronismi.</p>
<p>Dall’analisi emergono tre transizioni negli spiegamenti: dall’interpretazione morale a quella organica (1600-1900), da quella organica a quella psicodinamica (1876-1920), infine dal riconoscimento specificamente militare a una cornice universale (1915-1980), fino alla codifica del DSM-III. In questo percorso le guerre agiscono da acceleratori della concettualizzazione clinica, ma anche della medicalizzazione.</p>
<p><strong>Cosa la codifica ha lasciato fuori</strong></p>
<p>È qui che l’analisi produce il risultato meno atteso e più rilevante per la pratica. Nel passaggio al DSM-III, l’organizzazione del disturbo in cluster sintomatologici ha collocato fuori dall’area del trauma un’intera famiglia di manifestazioni: le paralisi, le afonie, le cecità in assenza di lesione dimostrabile quelle che Charcot studiava nell’isteria traumatica sono confluite nei disturbi somatoformi e di conversione, cioè in categorie non correlate al trauma.</p>
<p>La domanda che ne deriva è schietta: quella partizione tra “psicologico” e “somatico” rappresenta un reale avanzamento scientifico, o ha oscurato una comprensione più unitaria della sofferenza incarnata? Per millenni il corpo è stato il sito primario dell’espressione traumatica; la sua espulsione dal nucleo diagnostico è una scelta tassonomica, non un dato di natura.</p>
<p>La ricaduta è destinata a farsi più stringente col tempo. In molte culture i sintomi corporei costituiscono il registro principale con cui il disagio post-traumatico si esprime, e una classificazione che li tiene fuori dal nucleo rischia sistematicamente di non riconoscere proprio i pazienti che i servizi europei incontreranno con crescente frequenza. Ciò che non viene rilevato non entra nella cartella, e ciò che non entra nella cartella non orienta la programmazione: le categorie di oggi disegnano la domanda di cura che i servizi si troveranno a fronteggiare domani.</p>
<p><strong>Due manuali, due popolazioni</strong></p>
<p>Alla difficoltà di codificare si aggiunge quella di scegliere il codice. I due sistemi oggi in uso non identificano gli stessi pazienti: nei Paesi Bassi, dove il confronto è stato misurato, la prevalenza <em>lifetime</em> stimata con i criteri DSM-5 si aggira attorno all’11%, contro l’1,0% dell’ICD-11 (1,6% per il PTSD complesso). La divergenza è strutturale: il DSM-5-TR articola il disturbo in quattro cluster per venti sintomi, ammettendo profili eterogenei; l’ICD-11 richiede la presenza simultanea di tre nuclei essenziali rivivere l’evento nel presente, evitamento deliberato, senso persistente di minaccia attuale per sei sintomi complessivi.</p>
<p>La lettura proposta dal Dott. Walter Paganin, rileva che, non è uno dei due ad essere sbagliato, ma che la divergenza vada interpretata come complementarità operativa: il DSM-5-TR per la precisione descrittiva nella ricerca e nella formulazione dei casi complessi, l’ICD-11 per la definizione parsimoniosa che sostiene screening rapido e comunicazione internazionale, affiancando quando possibile misure dimensionali, cornici come HiTOP e RDoC,  per quantificare gravità e comorbidità anziché trattare le categorie come rappresentazioni esaustive della sofferenza. Sul piano dell’accoglienza, l’autore indica inoltre l’utilità di un orizzonte storico e transculturale in psicoeducazione, che presenti queste reazioni come risposta umana ricorrente anziché come difetto individuale, riducendo stigma e auto-colpevolizzazione.</p>
<p><strong>Un’avvertenza</strong></p>
<p>Il lavoro censisce oltre cento denominazioni distinte, e la continuità che emerge è definita dall’autore come parziale e stratificata: i significati, la valenza morale e l’espressione corporea della sofferenza restano culturalmente determinati. I materiali storici non prefigurano le categorie attuali; le tengono, piuttosto, davanti a uno specchio critico. È in questo senso che la storia della nosografia costituisce una risorsa realmente aperta: non fornisce risposte da applicare, ma restituisce al clinico gli strumenti per interrogare quelle che riceve già confezionate.</p>
<p><strong>L’autore</strong><br />
<em>Walter Paganin, MD, PhD in Neuroscienze, è psichiatra e psicoterapeuta. Il suo lavoro si sviluppa lungo tre direttrici: la depressione difficile da trattare (DTD), costrutto che ha contribuito a introdurre nel dibattito italiano come alternativa clinicamente più utile alla nozione di resistenza al trattamento, il ruolo dei traumi precoci e dei marcatori infiammatori nella stratificazione dei pazienti depressi; la storia e l’epistemologia delle classificazioni psichiatriche. Si occupa inoltre di terapie multifamiliari e interfamiliari, e dell’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale come supporto alla riflessione clinica post-seduta. È autore di pubblicazioni su riviste internazionali e collabora con centri di ricerca italiani ed esteri.</em></p>
<p><strong>Riferimento bibliografico</strong></p>
<p>Paganin W. Core symptoms of PTSD across four millennia: a phenomenological and nosographic analysis: from ancient Mesopotamian texts to modern psychiatric classifications. <a href="https://mh.bmj.com/content/medhum/early/2026/04/03/medhum-2025-013623.full.pdf">https://mh.bmj.com/content/medhum/early/2026/04/03/medhum-2025-013623.full.pdf</a></p>
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		<title>Parkinson e attività fisica: tra Alassio e Andora una settimana internazionale dedicata al movimento e alla neuroriabilitazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 11:03:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le città di Alassio e Andora ospiteranno, dal 25 al 29 maggio 2026, una settimana di iniziative dedicate al Parkinson e all’attività fisica adattata, con il coinvolgimento di specialisti internazionali, professionisti sanitari, studenti universitari e pazienti provenienti dalla Liguria e dalla Lombardia. Ad Alassio l’iniziativa è inserita nel calendario della manifestazione “Alassio e gli Inglesi”, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le città di Alassio e Andora ospiteranno, dal 25 al 29 maggio 2026, una settimana di iniziative dedicate al Parkinson e all’attività fisica adattata, con il coinvolgimento di specialisti internazionali, professionisti sanitari, studenti universitari e pazienti provenienti dalla Liguria e dalla Lombardia.</p>
<p>Ad Alassio l’iniziativa è inserita nel calendario della manifestazione “Alassio e gli Inglesi”, rappresenta uno dei più importanti momenti di confronto e sperimentazione pratica sul ruolo dell’esercizio fisico nella gestione della Malattia di Parkinson (MP), promuovendo un approccio innovativo basato sul movimento, sulla neuroriabilitazione e sulla condivisione delle migliori pratiche internazionali.</p>
<p>Infatti dal 25 al 29 maggio il Palalassio ospiterà dimostrazioni di Attività Motoria Adattata (AMA) dedicate alle persone affette da Parkinson, a cura di As.P. Insubria – sezioni di Garbagnate Milanese e Rhodese – con la partecipazione del Dott. Marian Mocanu e della fisioterapista Caterina Rosso, ideatrice e promotrice del progetto AFA Parkinson in Asl2 Albenganese.</p>
<p>A guidare le attività saranno inoltre tre autorevoli specialiste inglesi nel campo della neuroriabilitazione e dell’esercizio terapeutico applicato al Parkinson: le Dott.sse Bhanu Ramaswamy, Rebecca “Beccy” Oliver e Vicki Watson, provenienti dal Regno Unito.</p>
<p>Nel 2015 le tre professioniste hanno contribuito alla creazione, attraverso l’ente benefico <a href="https://www.parkinsons.org.uk/?utm_source=chatgpt.com">Parkinson’s UK</a>, dell’HUB Exercise Professionals in Parkinson’s, rete che oggi riunisce oltre 650 professionisti inglesi e scozzesi impegnati nello sviluppo di programmi di attività fisica specifica e aggiornata per le persone affette da Parkinson.</p>
<p>Bhanu Ramaswamy è professore e ricercatrice presso la <a href="https://www.shu.ac.uk/?utm_source=chatgpt.com">Sheffield Hallam University</a>, Rebecca Oliver opera presso il centro “Thorpe Neuro Rehab Centre” nella zona ovest di Londra, mentre Vicki Watson lavora all’interno del sistema sanitario britannico NHS. Tutte e tre seguono quotidianamente pazienti con Parkinson, sia nelle fasi iniziali sia in quelle avanzate della malattia, conducendo regolarmente sessioni di attività fisica adattata.</p>
<p>Il messaggio che le specialiste desiderano condividere con la comunità professionale e con le persone affette da Parkinson della Liguria e della Lombardia è chiaro: l’esercizio fisico specifico, svolto secondo linee guida internazionali, può fare una differenza significativa nel vivere bene con il Parkinson.</p>
<p>Uno degli appuntamenti centrali sarà il Convegno sul Parkinson in programma giovedì 28 maggio, nel pomeriggio, presso l’Auditorium della Biblioteca Civica di Alassio. L’incontro vedrà la partecipazione delle stesse specialiste internazionali insieme ad altri esperti italiani del settore neurologico e riabilitativo.</p>
<p>A moderare i lavori sarà il Dott. Marco Mattioli, neurologo di Milano, che accompagnerà insieme al Dott Franco Bruno Grassi, ad Alassio, un gruppo di circa 60 pazienti provenienti da Milano e Varese, testimoniando il valore terapeutico, sociale e umano dell’iniziativa.</p>
<p>Il programma culminerà venerdì 29 maggio alle ore 15.00 presso il Palazzetto dello Sport di Andora, in Via Piana del Merula, con un pomeriggio interamente dedicato a pazienti e professionisti. Durante l’incontro, le esperte internazionali inglese lavoreranno direttamente con i partecipanti ai progetti AFA Parkinson della Provincia di Savona – Alassio, Andora, Albenga, Ceriale, Loano e Savona – e con gruppi provenienti dalla Lombardia, in particolare dalle aree di Milano e Varese.</p>
<p>Alla giornata parteciperanno inoltre 30 studenti dell’Università di Genova iscritti al Corso di Laurea Magistrale LM-67 (Attività Motoria Preventiva e Adattata), offrendo così anche un’importante occasione formativa per i futuri professionisti del settore (<a href="https://life.unige.it/index.php/parkinson-ed-esercizio-fisico">https://life.unige.it/index.php/parkinson-ed-esercizio-fisico</a>).</p>
<p>L’iniziativa gode del patrocinio di Regione Liguria, ASL2 Savonese, LIMPE-DISMOV, <a href="https://www.frescoparkinsoninstitute.com/?utm_source=chatgpt.com">Fresco Parkinson Institute</a> e Comitato Italiano Paralimpico.</p>
<p>Le iniziative promosse dalle città di Alassio e Andora hanno inoltre ottenuto una significativa visibilità internazionale, approdando anche sul sito della <a href="https://www.michaeljfox.org/?utm_source=chatgpt.com">Michael J. Fox Foundation</a>, (<a href="https://www.michaeljfox.org/find-parkinsons-fundraisers-events">https://www.michaeljfox.org/find-parkinsons-fundraisers-events</a>)  una delle più autorevoli istituzioni mondiali dedicate alla ricerca e alla sensibilizzazione sul Parkinson, fondata dal celebre attore Michael J. Fox.</p>
<p>Ulteriori informazioni sugli eventi sono disponibili ai seguenti link:</p>
<ul>
<li><a href="https://www.visitalassio.com/it/eventi/convegno-sul-parkinson?utm_source=chatgpt.com">VisitAlassio – Convegno sul Parkinson</a></li>
<li><a href="https://www.frescoparkinsoninstitute.com/parkinson-ed-esercizio-fisico/?utm_source=chatgpt.com">Fresco Parkinson Institute – Parkinson ed esercizio fisico</a></li>
</ul>
<p>L’intera settimana rappresenta un’importante occasione di sensibilizzazione sul valore dell’attività motoria adattata come strumento terapeutico nella gestione della Malattia di Parkinson, favorendo inclusione, benessere e qualità della vita attraverso il movimento, la ricerca e la collaborazione internazionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/parkinson-e-attivita-fisica-tra-alassio-e-andora-una-settimana-internazionale-dedicata-al-movimento-e-alla-neuroriabilitazione/">Parkinson e attività fisica: tra Alassio e Andora una settimana internazionale dedicata al movimento e alla neuroriabilitazione</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
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		<title>Campus Bio-Medico, presentato alla Camera il 3° Rapporto One Health: 61% italiani soddisfatto del luogo in cui vive, solo 1 su 4 lo è molto</title>
		<link>https://www.opensourceinmedicine.it/campus-bio-medico-presentato-alla-camera-il-3-rapporto-one-health-61-italiani-soddisfatto-del-luogo-in-cui-vive-solo-1-su-4-lo-e-molto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 09:49:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Il 30% degli italiani sceglierebbe di vivere in una periferia ben servita, il pieno centro attrae solo il 16%. Prioritario intervenire su trasporti pubblici, sicurezza, opportunità di lavoro, servizi sanitari Gli italianisi dichiarano abbastanza soddisfatti del luogo in cui vivono (61%), ma solo uno su quattro si dice molto soddisfatto (25%). I fattori che generano [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/campus-bio-medico-presentato-alla-camera-il-3-rapporto-one-health-61-italiani-soddisfatto-del-luogo-in-cui-vive-solo-1-su-4-lo-e-molto/">Campus Bio-Medico, presentato alla Camera il 3° Rapporto One Health: 61% italiani soddisfatto del luogo in cui vive, solo 1 su 4 lo è molto</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p>
<p><em>Il 30% degli italiani sceglierebbe di vivere in una periferia ben servita, il pieno centro attrae solo il 16%. Prioritario intervenire su </em><em>trasporti pubblici, sicurezza, opportunità di lavoro, servizi sanitari</em></p>
<p>Gli italianisi dichiarano abbastanza soddisfatti del luogo in cui vivono (61%), ma <strong>solo uno su quattro si dice molto soddisfatto (25%)</strong>. I fattori che generano benessere sono tranquillità e senso di comunità, qualità dell’ambiente e aree verdi, sensazione di sicurezza, costo della vita adeguato. A incidere sono anche servizi efficaci e buone occasioni di socializzazione. <strong>Q</strong>uando questi fattori mancano, subentra il <strong>disagio</strong>. Le principali criticità riguardano servizi, trasporti, lavoro e sicurezza. È quanto emerge dal 3° Rapporto One Health “Il valore sociale delle città.  Periferie vitali: la nuova frontiera del vivere urbano”, realizzato dal <strong>Campus Bio-Medico</strong> di Roma in collaborazione con l’<strong>Istituto Piepoli</strong>, presentato alla Camera. Lo studio, che ha incrociato il giudizio di <strong>sedici opinion leader</strong>, scelti tra accademici, urbanisti, esperti della salute, amministratori, con quello di un campione rappresentativo di <strong>mille cittadini italiani,</strong> fotografa <strong>lo stato delle città italiane e il loro rapporto con le periferie, </strong>viste come una<strong>nuova frontiera del vivere urbano</strong>, secondo l’approccio One Health, che integra salute umana, ambientale e sociale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Crescita urbana e periferie</strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<p>Le periferie sono una leva strategica per il futuro delle città: non più luoghi marginali, ma spazi vitali per costruire modelli urbani più sostenibili, inclusivi e vivibili. Negli ultimi decenni, evidenziano gli opinion leader, si è passati da una crescita urbana rapida, caotica e spesso speculativa a una maggiore attenzione alla<strong> vivibilità</strong>. Il Rapporto insiste su una distinzione cruciale: le periferie non sono tutte uguali. Esistono periferie <strong>storiche</strong>, dove si può contare sulla stanzialità delle persone; periferie <strong>&#8220;fabbriche di cittadinanza&#8221;</strong>, ad alta immigrazione; nuove periferie <strong>“</strong>ricche<strong>”</strong>, ma anonime; <strong>periferie rigenerate</strong>, come nel caso del quartiere romano di Trigoria, dove la lungimirante <strong>iniziativa di interesse generale</strong> del Campus Bio-Medico sta trasformando, in linea con il paradigma One Health, il rischio di emarginazione e vulnerabilità in nuove opportunità di sviluppo, servizi e identità condivisa in alleanza con l’Amministrazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Dalla riqualificazione alla rigenerazione</strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<p>Gli esperti propongono di superare il concetto di riqualificazione urbana e puntare sulla<strong> rigenerazione</strong>, che interviene anche su tessuto sociale, economia locale, transizione ecologica di prossimità. Il centro offre opportunità e servizi, ma presenta costi elevati, caos e disorganizzazione; la periferia è percepita come più vivibile, con aree verdi e meno smog, ma soffre di isolamento e carenze nei servizi. Le principali <strong>priorità di intervento</strong>, allora, riguardano: <strong>trasporti pubblici</strong> (per il <strong>40%</strong> degli italiani devono essere più efficienti); <strong>sicurezza e ordine pubblico </strong>(<strong>34%</strong>); <strong>opportunità di lavoro</strong> (<strong>34%</strong>); <strong>servizi sanitari </strong>e assistenza alle persone (<strong>33%</strong>); <strong>qualità ambientale</strong> e spazi verdi (<strong>30%</strong>). Un dato significativo riguarda le preferenze abitative: il <strong>30%</strong> degli italiani sceglierebbe di <strong>vivere in una periferia ben servita</strong>. <strong>Il pieno centro attrae solo il 16%</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Il valore della casa</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La casa è vissuta come<strong> rifugio</strong>, ma non come isola, ciò che conta è il contesto, ovvero il quartiere, i collegamenti, gli spazi verdi, la comunità. Per il <strong>53%</strong> degli intervistati si vive bene se la casa è in un quartiere tranquillo e in un contesto salubre; per il <strong>49%</strong> se la casa ha dimensioni adeguate; per il <strong>47%</strong> se si trova in un quartiere dotato di servizi essenziali; per il <strong>45%</strong> degli italiani la casa deve essere ben collegata con i mezzi pubblici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Collaborazione pubblico-privata</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con riferimento all’iniziativa pubblica, emergono forti difficoltà perché gli iter autorizzativi hanno tempistiche diverse da quelle di cui ha bisogno il territorio. Occorre, pertanto, uno <strong>sforzo legislativo</strong> e di processo che renda più fluida ed efficace la condivisione degli obiettivi e l’individuazione degli strumenti. Secondo il Rapporto, per gli italiani, i principali responsabili del miglioramento dei luoghi dove si vive e anche i più assenti sono le istituzioni: i <strong>Comuni </strong>(per il <strong>72%</strong> degli intervistati), le <strong>Regioni</strong> (<strong>58%</strong>), lo <strong>Stato</strong> (<strong>49%</strong>). Al contrario, associazioni di volontariato, parrocchie, comunità di quartiere e Terzo Settore mostrano indici di efficacia molto superiori pur avendo risorse limitate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>La visione One Health</strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<p>Il Rapporto ribadisce che <strong>salute umana, ambiente e contesto sociale </strong>sono strettamente<strong> interconnessi </strong>e devono essere sviluppati in modo integrato. La visione è quella di un passaggio da un sistema centro-centrico, con un centro forte e periferie deboli, a un<strong> modello poli-centrico</strong>, costituito da quartieri autonomi, interconnessi, ciascuno con la propria vocazione, tutti insieme essenziali per la qualità della vita urbana. In questo quadro, il paradigma One Health è un orientamento concreto: progettare e abitare i luoghi significa prendersi cura della salute e del bene comune. Nel pensare al futuro delle città e dei luoghi da vivere, le persone confermano flessibilità, apertura, ma anche attese. Per il <strong>38%</strong> degli intervistati nel futuro i piccoli centri saranno più vivibili delle grandi città, mentre il <strong>27%</strong>si è detto molto d’accordo sul fatto che le città di medie dimensioni saranno sempre più attrattive; il <strong>46%</strong>, invece, non condivide la possibilità che la qualità della vita sarà sempre migliore in centro rispetto alla periferia.</p>
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<p><strong>Raffaele Fitto</strong>, Vice Presidente Esecutivo della Commissione Europea e Commissario Europeo per la Politica di Coesione, lo Sviluppo regionale e le città ha affermato: <em>“Il 3° Rapporto ‘One Health’ del Campus Bio-Medico offre un’indicazione molto significativa: quando agli italiani viene chiesto dove sceglierebbero di vivere, il 30% risponde in una periferia ben servita e vivibile, non nel centro storico. È un segnale molto chiaro, i cittadini non fuggono dalla periferia perché non la amano, fuggono dall’abbandono. Le priorità sono concrete, alloggi a prezzi accessibili, spazi pubblici di qualità, efficienza energetica, mobilità sicura e inclusiva. La politica di coesione rappresenta lo strumento centrale per trasformare queste priorità in investimenti nei territori. L’Italia è il secondo beneficiario dei fondi di coesione dell’Unione Europea con oltre 42 miliardi di euro, di queste risorse 2,4 miliardi di euro sono destinati direttamente alle strategie urbane nei programmi di coesione. L’Italia destina importanti risorse al settore abitativo con oltre 4,5 miliardi di euro, risorse che finanziano anche interventi di rigenerazione urbana e pianificazione integrata”.</em></p>
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<p>Secondo <strong>Maria Teresa Bellucci</strong>, Vice Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali: <em>&#8220;Il tema della transizione demografica va tenuto in grande considerazione. Stiamo assistendo a un sensibile aumento della popolazione anziana, legato alla crescita dell’aspettativa di vita. Cambiano le modalità dello stare insieme e del fare comunità, anche alla luce delle profonde trasformazioni che stiamo vivendo. Quando parliamo di rigenerazione urbana, dobbiamo mettere al centro tutte le stagioni della vita, in particolare quella degli over 65. Si pone, quindi, una questione cruciale: immaginare come vivere al meglio gli ulteriori 30 anni dell’esistenza. Pubblico, terzo settore e privato devono attivare sinergie per affrontare questa complessità. Tra i pilastri fondamentali promossi dal Governo vi sono le linee guida sul senior cohousing e sul cohousing intergenerazionale, strumenti capaci di interpretare questo nuovo modello di comunità e di &#8216;fare famiglia&#8217;. Tali linee guida, elaborate con il contributo degli operatori del settore e del mondo privato, rappresentano un riferimento centrale per la programmazione delle politiche future”</em>.</p>
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<p>Per il Segretario di Presidenza della Camera, <strong>Francesco Battistoni</strong>: “<em>Il 3° Rapporto One Health del Campus Bio-Medico si focalizza sul recupero delle periferie in chiave economica, ambientale e sociale e il messaggio che arriva è chiaro e potente: le periferie non sono più margini, ma diventano il cuore delle trasformazioni urbane. Questo Rapporto ci chiede coraggio. Il coraggio di ragionare in termini di lungo periodo e di sussidiarietà. La salute non si tutela solamente negli ospedali, ma nella qualità degli spazi in cui si vive, nella presenza di verde accessibile, nella vicinanza dei servizi, nella coesione sociale del quartiere. In tal senso, la proposta di legge delega per l’adozione del codice dell’edilizia e delle costruzioni ha l’obiettivo di superare la frammentazione normativa attuale, fornendo un quadro legislativo organico e coerente, basato sui princìpi di equità sociale, sostenibilità economica e ragionevolezza ambientale. Un passo importante verso un ripensamento complessivo del modo di concepire le città del futuro, mettendo al centro le necessità delle persone</em>”.</p>
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<p><em>“La presentazione del 3° Rapporto dedicato al paradigma One Health &#8211; </em>ha dichiarato il Sindaco di Roma Capitale, <strong>Roberto Gualtieri</strong> <em>&#8211; affronta un tema centrale per la vita delle città contemporanee e naturalmente anche per Roma. Condividiamo con convinzione un approccio che mette in relazione in modo integrato la salute delle persone, quelle dell&#8217;ambiente e quella delle comunità: è un&#8217;impostazione che supera visioni settoriali per costruire politiche più efficaci e più giuste. Questo approccio ci sta aiutando anche a cambiare alcuni quartieri della città e sarà determinante per proseguire nel percorso che abbiamo avviato in questi anni. Vogliamo estendere in maniera capillare l&#8217;opera di cura, connessione e trasformazione della città, con particolare attenzione alle periferie e alle aree più disagiate. Per farlo dobbiamo avere l&#8217;ambizione di aggredire con forza ogni forma di diseguaglianza, portando ovunque servizi socio-sanitari, cura, prossimità, qualità urbana e insieme opportunità di sviluppo, di lavoro, vitalità culturale”.</em></p>
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<p><strong>Federico Mollicone</strong>, Presidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera, ha osservato: <em>&#8220;La ricerca ci offre una prospettiva multidisciplinare fondamentale. La rigenerazione urbana non può essere circoscritta a una semplice sommatoria di interventi, ma deve configurarsi come una strategia urbana e sociale complessiva. Occorre agire sui modelli di comportamento e sulle abitudini di vita. In tal senso, sono importanti i piani urbani integrati finanziati dal PNRR, volti a promuovere la rigenerazione degli spazi urbani, il modello &#8216;Caivano&#8217;, che utilizza lo sport come strumento di aggregazione, insieme a interventi sul Piano casa. La sostituzione dei modelli residenziali tradizionali con quartieri policentrici rappresenta una componente vincente per superare la verticalità del profitto su cui si basavano molti progetti del passato, favorendo invece una città di prossimità. L’edilizia popolare dei decenni passati deve lasciare il posto a nuovi modelli di socialità. In questa prospettiva, abbiamo avviato una riforma importante: ogni nuova opera pubblica dovrà destinare una quota all’arte, per rendere tali infrastrutture anche luoghi di bellezza. La strategia One Health mira a costruire un modello policentrico, in cui i quartieri siano autonomi ma interconnessi. La sfida della rigenerazione è una sfida di civiltà, per cui continueremo a lavorare in questa direzione&#8221;</em>.</p>
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<p><strong>Alessandro Battilocchio</strong>, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, ha rilevato: <em>&#8220;Il lavoro di audizioni portato avanti in Commissione è stato particolarmente importante sotto il profilo dell’analisi, dell’approfondimento e della proposta, portando a termine una serie di provvedimenti legislativi specifici. Le missioni esterne svolte in questi anni ci hanno dato la possibilità di raccogliere informazioni, esperienze e di conoscere meglio alcune aree che forse per troppo tempo sono state trascurate dall’attenzione e dall’azione delle istituzioni. In alcune scelte, nei decenni precedenti, sono stati commessi errori dalla politica, spesso con il supporto dei tecnici. Quando visitiamo complessi definiti come utopie urbanistiche, ci rendiamo conto che quei sogni, in molti casi, si sono trasformati in incubi per i cittadini. Al contempo, ciò che stiamo riscontrando in questi ultimi anni è una progettualità che sta consentendo a intere aree delle città metropolitane di compiere un salto di qualità. Due sono le richieste principali che ci arrivano dai cittadini: continuità nell’azione e sostenibilità economica, sociale e culturale dei progetti realizzati. È fondamentale, pertanto, proseguire su questa strada per trasformare gli spazi vuoti in luoghi di cittadinanza e di aggregazione&#8221;</em>.</p>
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<p><strong>Luciano Ciocchetti</strong>, Vice Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, ha sottolineato: <em>&#8220;Il Rapporto evidenzia sfide di grande rilievo e propone linee di intervento per migliorare le nostre città, a partire da scelte che siamo chiamati ad assumere con responsabilità. Oggi l’urbanistica, da sola, non è più sufficiente a governare questi processi complessi. La vera urbanistica è quella capace di creare le condizioni per innalzare la qualità della vita delle persone che vivono nei contesti urbani: ciò significa investire in un trasporto pubblico efficiente, progettare spazi pubblici adeguati e favorire l’integrazione sociale, oltre a prevedere un aumento significativo delle superfici verdi. Il tema della rigenerazione urbana deve essere affrontato con una normativa organica, che promuova il recupero dei contesti urbani tenendo conto dei servizi essenziali e di tutti gli elementi necessari affinché un quartiere possa migliorare la qualità della vita dei cittadini</em>&#8220;.</p>
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<p>Per <strong>Francesco Rutelli</strong>, Fondatore e Presidente del Soft Power Club: <em>&#8220;Il modello delineato nella ricerca è particolarmente significativo: una città policentrica, un welfare integrato e una forte attenzione alla rigenerazione urbana. Credo che gli obiettivi prioritari debbano essere tre: contrastare l’immobilismo, promuovere l’housing accessibile per sostenere le giovani generazioni e favorire l’adattamento al cambiamento climatico. È necessario prepararsi ad affrontare eventi estremi, non in chiave difensiva e di sole riparazioni, ma governando trasformazioni coraggiose, per gestire queste sfide in modo strategico ed efficace per i cittadini&#8221;.</em></p>
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<p><strong>Maria Alessandra Gallone</strong>, Presidente ISPRA, ha dichiarato: <em>&#8220;Il lavoro sulle periferie è enorme, perché si tratta di contesti particolarmente delicati. Il valore sociale della città è determinante: quando si esce dal centro e ci si sposta verso le periferie, cambia completamente la visione del sistema urbano. È proprio lì che si collocano i nuovi luoghi dello sviluppo sociale, perché la vita più autentica si trova spesso ai margini del tessuto urbano. Non esiste sostenibilità senza giustizia territoriale, che si ottiene lavorando insieme con una prospettiva comune ed è proprio dal sistema economico che può arrivare una spinta al cambiamento verso una rigenerazione dei territori&#8221;</em>.</p>
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<p>Secondo <strong>Roberto Pella</strong>, Vice Presidente e Delegato Sport e Salute ANCI, in rappresentanza del Presidente Gaetano Manfredi: <em>“Il punto cardine del nostro impegno, come ANCI e come sindaci, deve essere l’equità delle opportunità. Non è accettabile che l’aspettativa di vita o l’accesso alla salute dipendano dal codice postale o dal quartiere in cui si nasce. Dobbiamo garantire parità di trattamento, indipendentemente dal fatto che si viva al Nord o al Sud Italia, o in un piccolo o grande comune. L’impegno dell’ANCI è promuovere questo approccio alla salute e al benessere del cittadino, che deve diventare il filo conduttore di ogni decisione amministrativa</em>”.</p>
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<p>Per <strong>Matteo Caroli</strong>, Associate Dean for Sustainability and Impact Luiss Guido Carli: <em>“Le grandi metropoli possono svilupparsi in modo sostenibile se rafforzano l’attrattività delle loro periferie. Grandi imprese e soggetti istituzionali hanno un ruolo fondamentale in tal senso, come è evidente dal grande impatto delle realizzazioni del Campus Bio-Medico nell’area di Trigoria”.</em></p>
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<p>Secondo <strong>Carlo Tosti</strong>, Presidente Università Campus Bio-Medico e Fondazione Policlinico UCBM: <em>“Le periferie non sono l’anello debole delle nostre città. Sono la domanda più urgente che le nostre città ci rivolgono. Il 3° Rapporto ‘One Health’ del Campus Bio-Medico ci spiega che le periferie sono vitali, non marginali. Sono luoghi di vitalità sociale e culturale, sono spesso “fabbriche di cittadinanza”, luoghi dove la città si costruisce ogni giorno. Ci ricorda, inoltre, che la rigenerazione non è solo riqualificazione, non è sostituire il vecchio con il nuovo, ma un processo di ascolto, cura e attenzione al tessuto sociale, economico e ambientale. Infine, evidenzia come il ruolo delle istituzioni universitarie e assistenziali abbia un elevato potenziale di sviluppo in termini di prossimità concreta ai bisogni dei nostri cittadini nell’intero arco della vita. Il Campus Bio-Medico è disposto a mettere ancora una volta, in alleanza con cittadini e Istituzioni, le proprie competenze cliniche, di ricerca scientifica, formative accademiche e di terza missione universitaria per contribuire alla costruzione di una “città policentrica” che questa ricerca indica come la risposta più efficace alle sfide della nostra Capitale e della Nazione”</em>.</p>
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<p><strong>Domenico Mastrolitto</strong>, Direttore Generale Campus Bio-Medico SpA, ha affermato: <em>“Quattro anni fa il Campus ha avviato un nuovo percorso di ricerca, promuovendo per la prima volta in Italia e in Europa un Rapporto annuale sul ‘One Health’, un approccio alla salute integrale che unisce sostenibilità ambientale e sociale, mettendo la persona in connessione con il mondo. Quest’anno il focus è sulle città, perché parlarne significa occuparsi della nostra Casa comune, assumendo una responsabilità condivisa per migliorare la qualità della vita e i servizi, con uno sguardo rivolto alle future generazioni. Le periferie rappresentano spesso le aree più fragili, ma anche quelle con le maggiori opportunità di sviluppo. È questa la prospettiva che alimenta il Piano di Sviluppo al 2045 del Campus Bio-Medico che stiamo co-progettando insieme a Roma Capitale, alla Regione Lazio e al Ministero della Cultura. Il Campus Bio-Medico, nato 35 anni fa a Trigoria, è cresciuto ascoltando il territorio, dialogando con i cittadini e svolgendo attività assistenziali, di formazione, di ricerca e di terza missione e public engagement con impatto sociale, nell’interesse generale. Per questo crediamo che il paradigma ‘One Health’ debba uscire dai laboratori ed entrare nelle politiche urbane, la salute si costruisce anche nella qualità degli spazi di relazione, nel verde accessibile, nella prossimità dei servizi e nella coesione sociale”.</em></p>
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<p>Secondo <strong>Livio Gigliuto</strong>, Presidente dell’Istituto Piepoli: “<em>Il 3° Rapporto One Health offre spunti utili per analizzare le prospettive future delle aree urbane italiane. Mettendo a confronto il punto di vista degli opinion leader con quello dei cittadini, lo studio individua alcune linee guida per la costruzione delle città dei prossimi anni e per uno sviluppo di qualità delle aree periferiche. Per migliorare la vita urbana è necessario, ad esempio, rendere i luoghi più connessi, collegando persone, servizi e quartieri attraverso reti fisiche, digitali e sociali, e promuovere quartieri autonomi ma non isolati. È inoltre importante rendere i centri più “periferici”, restituendoli alla vita quotidiana affinché siano accessibili e fruibili da tutti. Ripensare città e periferie è quindi un obiettivo concreto, già oggi in corso</em>”.</p>
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<p>Tra gli altri, hanno preso parte: <strong>Barbara Acreman</strong>, Direttore Generale per la Casa e la Riqualificazione Urbana del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; <strong>Filippo Bonanni</strong>, Direttore Centrale Salute e Prestazioni di disabilità INPS; <strong>Maria Piccarreta</strong>, Dirigente del servizio III della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura; <strong>Giuseppe Di Giacomo Pepe</strong>, Capo della Segreteria Tecnica del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luigi Sbarra.</p>
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<p>L’evento ha avuto il patrocinio del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, del Ministero della Cultura, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, della Regione Lazio e di Roma Capitale e il supporto di ISPRA, con la Campagna Facciamo Circolare realizzata da ISPRA in collaborazione e con il finanziamento del MIMIT.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/campus-bio-medico-presentato-alla-camera-il-3-rapporto-one-health-61-italiani-soddisfatto-del-luogo-in-cui-vive-solo-1-su-4-lo-e-molto/">Campus Bio-Medico, presentato alla Camera il 3° Rapporto One Health: 61% italiani soddisfatto del luogo in cui vive, solo 1 su 4 lo è molto</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
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