<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Beatrice Iazzetta, Autore presso Open Source in Medicine</title>
	<atom:link href="https://www.opensourceinmedicine.it/author/beatrice-iazzetta/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.opensourceinmedicine.it/author/beatrice-iazzetta/</link>
	<description>Global Medical Platform</description>
	<lastBuildDate>Wed, 25 Sep 2024 09:05:03 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.3</generator>

<image>
	<url>https://www.opensourceinmedicine.it/wp-content/uploads/2024/09/cropped-OS-ico-32x32.png</url>
	<title>Beatrice Iazzetta, Autore presso Open Source in Medicine</title>
	<link>https://www.opensourceinmedicine.it/author/beatrice-iazzetta/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Pressione bassa, non sottovalutiamola in vista dell&#8217;estate</title>
		<link>https://www.opensourceinmedicine.it/pressione-bassa-non-sottovalutiamola-in-vista-dellestate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Iazzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jul 2024 09:34:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Caldo estivo]]></category>
		<category><![CDATA[Pressione bassa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.opensourceinmedicine.it/?p=758</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il caldo dell&#8217;estate può favorire l’abbassamento della pressione arteriosa provocando ipotensione, meglio conosciuta, come pressione bassa. Ecco perché le persone suscettibili alla pressione bassa devono fare attenzione al caldo estivo e adottare le opportune precauzioni. La pressione arteriosa è l’intensità con cui il sangue scorre nei vasi, essa è nei limiti della normalità quando i [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/pressione-bassa-non-sottovalutiamola-in-vista-dellestate/">Pressione bassa, non sottovalutiamola in vista dell&#8217;estate</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il caldo dell&#8217;estate può favorire l’abbassamento della pressione arteriosa provocando ipotensione, meglio conosciuta, come pressione bassa.</p>
<p>Ecco perché le persone suscettibili alla pressione bassa devono fare attenzione al caldo estivo e adottare le opportune precauzioni.</p>
<p>La pressione arteriosa è l’intensità con cui il sangue scorre nei vasi, essa è nei limiti della normalità quando i suoi valori sono compresi tra 90/60 mmHg e 130/85 mmHg. In presenza di valori inferiori a questi, si parla di pressione bassa o ipotensione; in presenza di valori superiori, invece, si parla di ipertensione.</p>
<p>La pressione bassa deve cominciare a preoccupare quando i valori si discostano in modo rilevante dal limite inferiore di normalità; in tali frangenti, la condizione è sintomatica e la persona colpita si sente poco bene.</p>
<p>La pressione arteriosa viene monitorata dallo specialista durante la visita medica, ma si può misurare anche da casa o in farmacia.</p>
<p>Sintomi e cosa fare</p>
<p>Le classiche manifestazioni riconducibili ad un calo della pressione arteriosa sono:</p>
<ul>
<li>vertigini;</li>
<li>capogiri con senso di svenimento;</li>
<li>visione offuscata;</li>
<li>nausea e vomito;</li>
<li>palpitazione;</li>
<li>senso di instabilità.</li>
</ul>
<p>Nei casi più semplici, non occorrono trattamenti specifici ma, è sufficiente l’adozione di alcuni corretti comportamenti. Specie nella stagione calda ed in soggetti con una propensione alla pressione bassa, sarà d’aiuto bere un maggior quantitativo di acqua, abolendo invece qualsiasi tipo di alcolici che accentuano la vasodilatazione e aumentano la disidratazione. Nei mesi estivi, è bene fare anche maggiore attenzione alla dieta, evitando pasti troppo abbondanti e ricchi in carboidrati e alzandosi lentamente da tavola al termine del pasto. Anche l’abbigliamento ha la sua importanza: meglio indossare vestiti leggeri e non esporsi al sole o uscire di casa nelle ore più calde della giornata per non rischiare colpi di calore. Se, nonostante questi accorgimenti, ci si accorge di essere sorpresi da un calo repentino di pressione, il suggerimento è quello di stendersi subito a terra, sollevare le gambe ed eventualmente praticare qualche esercizio muscolare di tipo isometrico.</p>
<p>Che cosa può indurre ad un calo di pressione?</p>
<p>Il caldo dell&#8217;estate potrebbe favorire un calo della pressione arteriosa in due modi: per disidratazione e per vasodilatazione.</p>
<p>Quando fa molto caldo, aumenta la sudorazione e se manca un&#8217;adeguata e tempestiva idratazione, la sudorazione può sfociare in una perdita eccessiva di liquidi, che a sua volta può evolvere in disidratazione; questa significa, che il corpo umano ha perso parte della quota di acqua presente nei vari tessuti. A pagarne le conseguenze è anche il sangue: la disidratazione, infatti, è responsabile di ipovolemia, ossia riduce il volume del sangue.</p>
<p>Invece, la vasodilatazione superficiale, ossia l&#8217;aumento del calibro dei vasi superficiali, determina un maggior flusso di sangue attraverso i vasi coinvolti e ciò favorisce il rilascio di calore verso superficie esterna della pelle e, di conseguenza, il raffreddamento del corpo. Per motivi fisici, tuttavia, le variazioni del calibro dei vasi sanguigni influenzano la pressione del liquido all&#8217;interno, ovvero il sangue. Nel pratico, la vasodilatazione induce un calo della pressione arteriosa: poiché si verifica una riduzione delle resistenze periferiche, che corrisponde all&#8217;attrito che si sviluppa tra il sangue e le parete vascolari e che si oppone alla circolazione sanguigna.</p>
<p>Tra gli altri fattori che possono influenzare i valori della pressione arteriosa, indichiamo il volume sistolico, ovvero la quantità di sangue pompata dal cuore a ogni contrazione; il tono vascolare, che a sua volta può essere influenzato da rigidità o blocchi nei vasi sanguigni; e la frequenza cardiaca.</p>
<p>La variazione di uno o più di questi fattori può essere la causa di un abbassamento della pressione.</p>
<p>Un’altra delle cause più comuni è quella definita ortostatica, in genere successiva al rapido passaggio dalla posizione sdraiata a quella in piedi.</p>
<p>È vero che le donne sono le più colpite dalla pressione bassa?</p>
<p>L’ipotensione è molto comune nelle donne in età fertile a causa degli ormoni durante il ciclo mestruale. Estrogeni e progesterone agiscono sui vasi sanguigni favorendone la dilatazione. Il fenomeno può essere ancora più marcato in gravidanza a causa di una maggiore produzione di progesterone e al ‘peso del bambino’ che riduce il ritorno di sangue venoso al cuore.</p>
<p>Pressione bassa: quando preoccuparsi</p>
<p>In caso dovessero iniziare a sorgere i sintomi, bisogna sdraiarsi a terra e sollevare le gambe per evitare lo svenimento. Inoltre possiamo ricorrere anche ad alcune semplici manovre che fanno alzare la pressione, come la contrazione massimale delle dita delle mani oppure contrazioni dei muscoli delle gambe, per esempio a gambe incrociate.</p>
<p>Nella stagione calda può giovare l’assunzione di integratori salini, ad azione stimolante, oppure di liquirizia che aumenta la pressione.</p>
<p>Importante idratarsi: almeno 1,5-2 libri al giorno di acqua.</p>
<p>Come già accennato, i valori della pressione arteriosa subiscono variazioni non solo durante la giornata, ma anche d’estate a causa del forte caldo.</p>
<p>Si tratta di variazioni per la maggior parte dei casi normali, tuttavia, se alla pressione bassa si associano altri sintomi come vertigini, stordimento, giramenti di testa, debolezza, è importantissimo contattare il proprio medico di fiducia.</p>
<p>Consigliato anche fare sempre un’attività fisica moderata perché durante l’esercizio la pressione aumenta e ciò permette all’organismo di abituarsi a variazioni di pressione.</p>
<p>Tuttavia, per le forme gravi di ipotensione esistono farmaci vasopressori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/pressione-bassa-non-sottovalutiamola-in-vista-dellestate/">Pressione bassa, non sottovalutiamola in vista dell&#8217;estate</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quanto c&#8217;è da preoccuparsi per l&#8217;Influenza Aviaria?</title>
		<link>https://www.opensourceinmedicine.it/quanto-ce-da-preoccuparsi-per-linfluenza-aviaria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Iazzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jul 2024 09:38:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Food and Drug Administration]]></category>
		<category><![CDATA[Influenza aviaria]]></category>
		<category><![CDATA[Ismael Cosio Villegas]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Nazionale di Malattie Respiratorie]]></category>
		<category><![CDATA[Virus]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.opensourceinmedicine.it/?p=762</guid>

					<description><![CDATA[<p>L&#8217;influenza aviaria è una malattia infettiva e contagiosa che colpisce i volatili domestici e selvatici, provocando spesso una grave malattia e perfino la morte dell&#8217;animale. I virus influenzali di tipo A responsabili dell&#8217;influenza aviaria possono infettare anche altri animali e, in alcuni casi, gli esseri umani. I virus che causano l&#8217;influenza aviaria hanno la tendenza [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/quanto-ce-da-preoccuparsi-per-linfluenza-aviaria/">Quanto c&#8217;è da preoccuparsi per l&#8217;Influenza Aviaria?</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;influenza aviaria è una malattia infettiva e contagiosa che colpisce i volatili domestici e selvatici, provocando spesso una grave malattia e perfino la morte dell&#8217;animale.</p>
<p>I virus influenzali di tipo A responsabili dell&#8217;influenza aviaria possono infettare anche altri animali e, in alcuni casi, gli esseri umani. I virus che causano l&#8217;influenza aviaria hanno la tendenza a mutare e scambiarsi tratti genetici per dar vita a nuovi sottotipi virali; tra tutti, quello che desta maggiori preoccupazioni è il virus A/H5N1, a cui si è aggiunto il pericoloso ceppo H7N9.</p>
<p>Gli uccelli diffondono il virus dell&#8217;influenza aviaria nella saliva, nel muco e nelle feci e le persone possono essere infettate quando una quantità sufficiente di virus entra negli occhi, nel naso o nella bocca di una persona o viene inalata attraverso goccioline nell&#8217;aria. Si sospetta che l&#8217;infezione possa diffondersi da questi portatori naturali al pollame domestico e ad altri animali da allevamento, come maiali, cavalli, delfini e balene.</p>
<p>Negli ultimi anni, i focolai di influenza aviaria si sono verificati in Asia, Africa e in parte dell&#8217;Europa.</p>
<p>Di solito, i virus dell’influenza aviaria non infettano gli uomini, tuttavia sono state riportate segnalazioni di infezioni umane e focolai epidemici fin dal 1997. I casi di influenza aviaria nell&#8217;uomo riguardano persone che erano entrate in contatto, per motivi per lo più di lavoro, con animali infetti, le loro feci e il materiale proveniente dalla lavorazione della carne a crudo (allevatori, macellai, veterinari).</p>
<p>L&#8217;esempio meno remoto è il virus dell&#8217;influenza aviaria H5N1, attualmente in circolazione nel pollame in alcune regioni dell&#8217;Asia e dell&#8217;Africa; un nuovo allarme arriva dal Messico dove un uomo di 59 anni è morto per un virus aviario gemello: l&#8217;A/H5N2. È la prima volta che la presenza di questo virus è confermata nell&#8217;uomo, e si teme l&#8217;apertura di un nuovo fronte: fino a oggi non era mai stato registrato nessun caso di influenza aviaria nell&#8217;uomo in Messico.</p>
<p>Il caso risale ad aprile, il 17 l&#8217;uomo, che era affetto da altre patologie, ha cominciato a manifestare febbre, mancanza di respiro, diarrea, nausea e malessere generale. Dopo una una settimana è stato ricoverato all&#8217;Istituto Nazionale di Malattie Respiratorie &#8220;Ismael Cosio Villegas&#8221; di Città del Messico, dove è morto lo stesso giorno a causa dell&#8217;aggravarsi delle sue condizioni. A quel punto, gli esami hanno prima rilevato che si trattava di un virus aviario e poi, dopo quasi un mese, si è avuta la conferma che si trattava del virus A/H5N2.</p>
<p>Al momento resta ignota la fonte del contagio, nonostante il virus A/H5N2 in Messico circoli da tempo nel pollame. Non risulta, che l&#8217;uomo abbia avuto contatti con animali noti per essere portatori del virus, per questo proseguono le indagini sui contatti. I primi test hanno escluso infezioni attive, ora si attendono gli esiti dei test sierologici che dovranno appurare se c&#8217;è stata un&#8217;infezione in passato.</p>
<p>Andiamo più a fondo a questa malattia, scoprendo tutto ciò che c’è da sapere</p>
<p>I sintomi dell&#8217;influenza aviaria possono variare ampiamente nell&#8217;uomo, da un’assenza di sintomi, ad una sindrome simil-influenzale o addirittura ad un prevalente interessamento oculare e/o respiratorio, fino al decesso. Le complicazioni serie, che possono mettere a rischio la vita, possono intervenire a carico delle vie respiratorie.</p>
<p>L&#8217;esordio della malattia avviene dopo un periodo di incubazione variabile, da 1 a 7 giorni dal momento dell&#8217;infezione. Nella maggior parte dei casi, i sintomi somigliano a quelli dell&#8217;influenza convenzionale, vale a dire:</p>
<p>Tosse; febbre; mal di gola; respiro corto o difficoltà di respirazione; dolori muscolari.</p>
<p>Alcune persone sperimentano anche nausea, vomito o diarrea, in altri casi, una lieve infezione oculare è l&#8217;unica espressione della malattia. I sintomi possono peggiorare ed evolvere in una malattia respiratoria grave che può essere fatale. Evitare le complicazioni legate all&#8217;influenza aviaria significa sottoporsi al trattamento antivirale il prima possibile.</p>
<p>Contagio</p>
<p>Come già anticipato, la malattia si trasmette all&#8217;uomo attraverso il contatto con le feci di un uccello infetto o con le sue secrezioni provenienti da naso, bocca ed occhi; le modalità di trasmissione più comuni sono la trasmissione oro-fecale, oro-nasale e congiuntivale. Mercati all&#8217;aperto o fattorie, dove le uova e gli uccelli sono venduti in condizioni di sovraffollamento ed igiene precaria, possono rappresentare focolai di infezione e diffondere la malattia in comunità più ampie. L&#8217;infezione può essere contratta semplicemente toccando le superfici contaminate.</p>
<p>Il virus dell&#8217;influenza aviaria trova nelle basse temperature le condizioni migliori per la propria sopravvivenza, riuscendo a resistere nell&#8217;ambiente per lunghi periodi, e per un tempo indefinito in materiale congelato. D&#8217;altro canto, è molto sensibile all&#8217;azione del calore sviluppato durante la cottura degli alimenti. Il virus può essere inattivato immediatamente dai raggi UV e dai comuni disinfettanti.</p>
<p>Non c&#8217;è alcuna evidenza scientifica di trasmissione, attraverso il consumo di carni avicole o uova cotte adeguatamente. La manipolazione sicura della carne cruda e di altri ingredienti alimentari, una buona cottura e un&#8217;attenta igiene della cucina possono comunque prevenire o ridurre i rischi posti dai cibi contaminati.</p>
<p>Perché quest’influenza è motivo di preoccupazione per l&#8217;uomo?</p>
<p>Quello che preoccupa maggiormente gli esperti è che nuovi sottotipi virali diventino in grado di trasmettersi all&#8217;uomo e, soprattutto, di trasmettersi da persona a persona.</p>
<p>I virus influenzali appartenenti al tipo A, posseggono notevoli capacità di adattamento a nuovi ospiti e la continua comparsa di nuovi ceppi virali. Esiste, la possibilità che da un serbatoio animale possa originare un nuovo virus per il quale l&#8217;uomo risulta suscettibile; l&#8217;eventuale trasmissione interumana darebbe modo alla malattia di estendersi a livello globale, provocando quindi una pandemia influenzale da virus aviario.</p>
<p>Persone di ogni età possono contrarre l&#8217;influenza aviaria. Se un individuo o un animale suscettibile viene infettato contemporaneamente dal virus dell&#8217;influenza aviaria e da quello dell&#8217;influenza umana potrebbe verificarsi una ricombinazione genica.</p>
<p>Diagnosi</p>
<p>L&#8217;influenza aviaria viene di solito diagnosticata attraverso un tampone che raccoglie le secrezioni dal naso o dalla gola entro i primi giorni della malattia, dopo la comparsa dei sintomi. Il campione viene inviato ad un laboratorio, dove saranno ricercati ed identificati i virus dell&#8217;influenza aviaria utilizzando un test molecolare.</p>
<p>Trattamento e prevenzione</p>
<p>Per il trattamento di un&#8217;infezione umana da virus dell&#8217;influenza aviaria, attualmente viene raccomandata la prescrizione di farmaci appositi. Le analisi disponibili per H5N1 indicano che la maggior parte dei virus è sensibile ai farmaci anti-influenzali, noti come inibitori della neuraminidasi. I farmaci abbreviano di un paio di giorni la sintomatologia e riducono l&#8217;ulteriore moltiplicazione virale nelle cellule. Tuttavia, sono stati riportati episodi di farmaco-resistenza in alcuni casi umani di influenza aviaria H5N1. Questi farmaci antivirali devono essere assunti entro due giorni dalla comparsa dei sintomi, cosa che può rivelarsi logisticamente difficile a livello mondiale, nel caso ci fosse un&#8217;epidemia diffusa.</p>
<p>Per prevenire l&#8217;infezione, la Food and Drug Administration ha approvato un vaccino contro molte delle varietà di influenza aviaria H5N1. Questo vaccino non è disponibile al pubblico, ma è pronto nel caso in cui un virus H5N1 iniziasse una pandemia di influenza aviaria. Lo scopo dell&#8217;eventuale vaccinazione consiste nel fornire una protezione fino a quando un altro vaccino sarà progettato contro la forma specifica del virus mutato.</p>
<p>Prima di partire verso le zone più a rischio, è utile chiedere al medico un vaccino antinfluenzale, il quale non protegge specificatamente dall&#8217;influenza aviaria, ma può aiutare a ridurre il rischio di infezione simultanea di virus influenzali umani ed aviari.</p>
<p>Prevenzione</p>
<p>Attualmente, il modo migliore per prevenire l&#8217;influenza aviaria consiste nell&#8217;evitare le potenziali fonti di esposizione ai virus.</p>
<p>Sono state adottate alcune misure con l&#8217;obiettivo di impedire che la malattia si diffonda nel territorio: il divieto di importazione di carne di pollame da Paesi interessati dall&#8217;epidemia e l&#8217;obbligo di etichettatura dettagliata. Le persone che lavorano con il pollame o che sono esposte ai focolai di influenza aviaria sono invitate a seguire le norme di biosicurezza raccomandate e mettere in atto le pratiche di controllo delle infezioni.</p>
<p>Cosa fare in caso di sintomi dell&#8217;influenza aviaria</p>
<p>In presenza di sintomi di influenza aviaria, tenere a mente i fattori di rischio personali. L&#8217;influenza aviaria non è comune negli esseri umani, tuttavia, se si lavora in un ambiente agricolo che richiede il contatto con un&#8217;area in cui è presente un&#8217;epidemia precedente o attuale, assicurarsi di contattare il responsabile della sicurezza o il dipartimento di sanità pubblica al primo segno di sintomi. L&#8217;automonitoraggio dei sintomi è necessario per 10 giorni dopo l&#8217;esposizione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/quanto-ce-da-preoccuparsi-per-linfluenza-aviaria/">Quanto c&#8217;è da preoccuparsi per l&#8217;Influenza Aviaria?</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La chirurgia del futuro</title>
		<link>https://www.opensourceinmedicine.it/la-chirurgia-del-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Iazzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jul 2024 09:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Chirurgia dell’Apparato Digerente]]></category>
		<category><![CDATA[Chirurgia robotica]]></category>
		<category><![CDATA[Immagini in 3D]]></category>
		<category><![CDATA[professore di Urologia nel Dipartimento di oncologia dell’Università di Torino]]></category>
		<category><![CDATA[Robot]]></category>
		<category><![CDATA[Robotic Assisted Micro Surgery (RAMS)]]></category>
		<category><![CDATA[telemanipolazione computer-assistita]]></category>
		<category><![CDATA[Urologia dell’Irccs Candiolo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.opensourceinmedicine.it/?p=765</guid>

					<description><![CDATA[<p>La chirurgia robotica, o telemanipolazione computer-assistita, rappresenta l’ultimo gradino nello sviluppo delle innovazioni tecnologiche applicate alla chirurgia. Con chirurgia robotica si indica un tipo di operazione eseguita tramite l’utilizzo del robot, una macchina che aiuta il Chirurgo ad eseguire interventi con estrema precisione, riproducendo i movimenti della mano umana all’interno delle cavità corporee. Lo strumento [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/la-chirurgia-del-futuro/">La chirurgia del futuro</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La chirurgia robotica, o telemanipolazione computer-assistita, rappresenta l’ultimo gradino nello sviluppo delle innovazioni tecnologiche applicate alla chirurgia.</p>
<p>Con chirurgia robotica si indica un tipo di operazione eseguita tramite l’utilizzo del robot, una macchina che aiuta il Chirurgo ad eseguire interventi con estrema precisione, riproducendo i movimenti della mano umana all’interno delle cavità corporee.</p>
<p>Lo strumento chirurgico viene fissato alle 4 braccia del robot, queste braccia vengono poi gestite e mosse dal chirurgo specialista attraverso 2 manopole presenti su una Consolle posta in remoto; quindi, non c’è bisogno che il Chirurgo si trovi fisicamente in sala operatoria, poiché tutto può essere controllato da una postazione informatica.</p>
<p>Questo tipo di chirurgia si esegue sotto anestesia totale.</p>
<p>La storia della chirurgia robotica ha inizio alla fine degli anni ’50, quando fu messo a punto il primo dispositivo chirurgico robotico, denominato Robotic Assisted Micro Surgery (RAMS), progettato per l’esecuzione di interventi di microchirurgia in situazioni belliche per curare i feriti di guerra da postazioni remote.</p>
<p>Nel 1985 il primo robot chirurgico è stato il Puma 560, il quale veniva usato per eseguire biopsie neurochirurgiche.</p>
<p>Ancora, il robot da Vinci ha ricevuto l&#8217;approvazione nel 2000 e ha man mano acquisito fette sempre maggiori di mercato, arrivando ad avere il monopolio nella vendita dei robot chirurgici.</p>
<p>Il 9 settembre 2001 è stato realizzato per la prima volta un intervento di colecistectomia in telechirurgia transatlantica, segnando di fatto l’inizio di una nuova era. Per questa operazione venne utilizzato il sistema Zeus; il chirurgo operatore si trovava a New York e il paziente a 6200km di distanza nella città di Strasburgo.</p>
<p>Vantaggi della chirurgia robotica</p>
<p>I vantaggi della chirurgia robotica riguardano allo stesso modo sia il chirurgo che il paziente. Per quanto riguarda il medico:</p>
<p>aumenta il comfort durante l’operazione chirurgica grazie all’ergonomia della consolle; offre la possibilità di vedere il campo operatorio in tre dimensioni e di utilizzare movimenti naturali simili a quelli delle mani e delle braccia; riesce a filtrare e rendere pressoché impossibili eventuali tremori dell’operatore alla consolle; elimina l’effetto fulcro, consentendo al chirurgo di eseguire movimenti più normali, tipici della chirurgia open; consente un’estrema facilità di accesso ad anatomie “difficoltose”;</p>
<p>Vantaggi per il paziente:</p>
<p>prevede incisioni minime con notevole diminuzione del dolore post-operatorio; limita le perdite di sangue e quindi la necessità di trasfusioni; riduce la probabilità di infezioni del sito chirurgico;</p>
<p>riduce notevolmente i tempi di recupero e quindi favorisce un più rapido ritorno alla normalità; riduce l’ospedalizzazione con un risparmio non trascurabile dal punto di vista economico.</p>
<p>Svantaggi della chirurgia robotica</p>
<p>Per quanto riguarda gli svantaggi della chirurgia robotica, invece, essi si focalizzano intorno a tre aree:</p>
<p>Costo del sistema, quasi 2 milioni di euro; e della strumentazione, poiché gli strumenti sono parzialmente riutilizzabili, i costi sono sostanziali.</p>
<p>Set up del robot e sua logistica: problemi durante il settaggio del sistema, problemi legati alla comunicazione tra chirurgo che opera e il resto del team chirurgico in sala operatoria.</p>
<p>Safety: il sistema robotico e la strumentazione potrebbero dare ai chirurghi un falso senso di sicurezza dal punto di vista della percezione tradizionale.</p>
<p>Perché si esegue?</p>
<p>La chirurgia robotica è molto precisa e, pertanto, molto più sicura rispetto alla classica per i pazienti.</p>
<p>Questo tipo di chirurgia può essere eseguita in diversi procedimenti, come per esempio:</p>
<ul>
<li>Asportazione della cistifellea</li>
<li>Isterectomia</li>
<li>Trapianto di rene</li>
<li>Profiloplastica</li>
<li>Prostatectomia radicale</li>
</ul>
<p>Ma in cosa consiste?</p>
<p>Il Chirurgo, controlla gli strumenti da una postazione informatica, che può anche non essere collocata all’interno della sala operatoria. Da questa postazione, attraverso 2 manopole ed una serie di pedali, dirige i movimenti delle 4 braccia del robot; queste ultime sono a loro volta collegate agli strumenti chirurgici miniaturizzati introdotti nell’addome del paziente mediante piccole incisioni.</p>
<p>La visione è garantita da una telecamera che permette al Chirurgo di vedere le immagini in 3D dell’interno del corpo del paziente e di portare a termine l’intervento. Il robot, dunque, imita i movimenti della mano dello specialista per eseguire l’operazione.</p>
<p>Come prepararsi prima e come comportarsi dopo l’operazione robotica</p>
<p>Durante le 8 ore precedenti l’operazione non si può bere né mangiare ed è possibile che, il giorno prima dell’intervento il paziente debba pulire l’intestino con un clistere o un lassativo.</p>
<p>Inoltre, è importante sospendere l’assunzione di farmaci anticoagulanti, antinfiammatori, vitamine e altri integratori, nei 10 giorni precedenti l’intervento.</p>
<p>Per quanto riguarda il postintervento, al paziente vengono rimossi a fine intervento o al massimo nelle 24/48 ore successive il sondino naso gastrico ed il catetere vescicale. La sera stessa dell’intervento, o la mattina successiva, il paziente viene mobilizzato e assume un pasto semplice.</p>
<p>Il dolore post-operatorio è quasi del tutto assente e la dimissione avviene generalmente verso il quarto o quinto giorno post-operatori.</p>
<p>Oggi con il nuovo sistema robotico ‘monobraccio’ non servono più le classiche quattro incisioni nella parete addominale per inserire i bracci robotici operatori, ma ne è sufficiente una sola, della grandezza massimo di una moneta.</p>
<p>Così il recupero post-operatorio si accorcia al minimo indispensabile e in futuro i pazienti potranno tornare a casa dopo poche ore dall’intervento.</p>
<p>Francesco Porpiglia, professore di Urologia nel Dipartimento di oncologia dell’Università di Torino, coadiuvato dall’equipe dell’Urologia dell’Irccs Candiolo, ha appena operato i primi due pazienti con il nuovo metodo che, in futuro, consentirà di rendere l’intervento di rimozione di un tumore alla prostata e rene una procedura rapida, da eseguire con un ricovero di 24-48 ore.</p>
<p>Il nuovo robot Da Vinci Sp, ha un unico braccio robotico che offre la possibilità di eseguire interventi chirurgici complessi attraverso un unico accesso, sfruttando laddove possibile, orifizi naturali per raggiungere gli organi senza ledere la parete muscolare. Lo strumento, una volta inserito, permette una grande capacità di manovra in spazi anatomici molto ristretti, in questo modo l’intervento diventa ultra-preciso, ma anche mininvasivo grazie al singolo accesso di circa 3 cm. Il braccio è equipaggiato da tre strumenti chirurgici evoluti che consentono una mobilità molto maggiore rispetto alla mano umana e con un endoscopio super-flessibile e orientabile per la miglior visione in alta definizione del campo operatorio, tutti controllati direttamente dal chirurgo.</p>
<p>Per il paziente significa ridurre il trauma e l’infiammazione, diminuendo notevolmente il dolore post-operatorio e tagliando i tempi del recupero, con benefici che sono anche estetici e psicologici.</p>
<p>La chirurgia robotica è peculiarità di ancora pochi ospedali, a causa dei suoi costi. Tuttavia grazie alla sua versatilità ed efficacia si sta rapidamente espandendo.</p>
<p>Attualmente, tutta la Chirurgia dell’Apparato Digerente può essere condotta con tecnica chirurgica: dallo stomaco al colon-retto, dal pancreas al fegato e ai reni, fino ad arrivare al prelievo e al trapianto di fegato e reni da donatore vivente. Tale metodica è poi applicata in tutta la Chirurgia Urologica, Ginecologica e di Chirurgia Toracica.</p>
<p>La chirurgia robotica offre il vantaggio di necessitare di incisioni più piccole e di essere molto precisa; inoltre, i tempi di guarigione e il dolore legato all’intervento sono minori.</p>
<p>L’obiettivo dell’adozione di questa innovativa tecnologia, è quello di poter offrire a ciascun paziente una chirurgia sempre più precisa e personalizzata, senza compromettere l’efficacia oncologica e massimizzando i risultati funzionali e di rapida ripresa della vita quotidiana del paziente grazie al minimo impatto dell’intervento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/la-chirurgia-del-futuro/">La chirurgia del futuro</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Possiamo fidarci dei farmaci equivalenti?</title>
		<link>https://www.opensourceinmedicine.it/possiamo-fidarci-dei-farmaci-equivalenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Iazzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jul 2024 09:54:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Autorizzazione all’Immissione in Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Bioequivalenza]]></category>
		<category><![CDATA[Dosaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Farmaci equivalenti]]></category>
		<category><![CDATA[Lista di Trasparenza AIFA]]></category>
		<category><![CDATA[Parabeni]]></category>
		<category><![CDATA[Rilascio]]></category>
		<category><![CDATA[Sevizio Sanitario Nazionale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.opensourceinmedicine.it/?p=768</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il farmaco equivalente è riconoscibile dalla dicitura “Medicinale Equivalente” sul foglio illustrativo e sulla confezione esterna. Che cos’è un farmaco equivalente (o generico)? Un farmaco equivalente è un medicinale che ha principio attivo, forma farmaceutica, via di somministrazione, modalità di rilascio, dosaggio, numero di unità posologiche e dosi unitarie uguali al medicinale di riferimento, quindi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/possiamo-fidarci-dei-farmaci-equivalenti/">Possiamo fidarci dei farmaci equivalenti?</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il farmaco equivalente è riconoscibile dalla dicitura “Medicinale Equivalente” sul foglio illustrativo e sulla confezione esterna.</p>
<p>Che cos’è un farmaco equivalente (o generico)?</p>
<p>Un farmaco equivalente è un medicinale che ha principio attivo, forma farmaceutica, via di somministrazione, modalità di rilascio, dosaggio, numero di unità posologiche e dosi unitarie uguali al medicinale di riferimento, quindi è una copia del suo farmaco di riferimento (farmaco “di marca”) presente sul mercato già da molti anni e il cui brevetto sia scaduto; infatti, un farmaco equivalente (o generico) non può essere messo in commercio se il brevetto del medicinale di marca è ancora valido.</p>
<p>Il farmaco equivalente è riconoscibile dalla dicitura “Medicinale Equivalente” sul foglio illustrativo e sulla confezione esterna.</p>
<p>Quando i medicinali equivalenti vengono autorizzati e classificati in fascia A possono essere inseriti nella Lista di Trasparenza AIFA, i medicinali inseriti in questa lista, sono considerati automaticamente sostituibili.</p>
<p>L’inserimento di un medicinale nella lista di trasparenza AIFA avviene a seguito di valutazioni tecnico-scientifiche che accertino, il possesso del requisito della stessa efficacia terapeutica e l’appropriatezza prescrittiva e della sostenibilità economica della spesa farmaceutica per il Sevizio Sanitario Nazionale.</p>
<p>I medicinali equivalenti possono diversificarsi nella composizione degli eccipienti ed essere formulati con una tecnologia leggermente diversa (impianti di produzione differenti o ditte diverse, anche se spesso sono collegate all’azienda proprietaria del farmaco originatore).</p>
<p>Che cosa sono gli eccipienti e perché possono essere diversi nella formulazione dei farmaci equivalenti?</p>
<p>Gli eccipienti sono sostanze inerti e non hanno proprietà terapeutiche, la loro funzione è quella di rendere somministrabile un principio attivo. Ciononostante, un certo numero di eccipienti può avere rilevanza per la sicurezza di un medicinale; alcuni eccipienti, ad esempio i parabeni, possono determinare reazioni allergiche, per tale motivo i foglietti illustrativi dei medicinali riportano sempre specifiche avvertenze per determinati eccipienti, obbedendo ad un’apposita linea guida predisposta.</p>
<p>Quali sono i requisiti di un farmaco equivalente?</p>
<p>Un farmaco equivalente deve:</p>
<ul>
<li>avere lo stesso principio attivo; il principio attivo non deve essere protetto da brevetto; avere la stessa forma farmaceutica e via di somministrazione (compresse, capsule, soluzione iniettabile etc.);</li>
<li>avere lo stesso dosaggio unitario; essere bioequivalente al medicinale di riferimento; avere un costo di almeno il 20% inferiore rispetto al corrispondente medicinale di riferimento.</li>
</ul>
<p>Qual è la differenza tra farmaco di marca e farmaco equivalente? Questi ultimi sono meno efficaci?</p>
<p>Dal punto di vista farmacologico, non esiste alcuna differenza tra un farmaco di marca e un farmaco equivalente.</p>
<p>Dal punto di vista economico esiste invece una differenza di prezzo sostanziale: il farmaco equivalente è più economico del farmaco di marca, deve costare all’atto della registrazione almeno il 20% in meno, dal momento che le aziende produttrici non hanno l&#8217;obbligo di effettuare gli studi pre-clinici e clinici, a patto che venga dimostrata la bioequivalenza. Di conseguenza sostengono dei costi di produzione inferiori.</p>
<p>Come abbiamo detto, un medicinale equivalente per poter ottenere l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio deve presentare gli stessi requisiti del medicinale originatore: qualità, sicurezza ed efficacia, ed è sottoposto agli stessi test condotti sui medicinali di riferimento. Deve, pertanto, soddisfare gli stessi standard del medicinale da cui origina: ciò significa che i procedimenti adottati per la sua produzione e per il controllo di qualità devono rispettare tutti i principi e le linee guida delle norme di buona fabbricazione, al pari degli altri medicinali. Inoltre, è necessario dimostrare che le sostanze di cui è composto, non siano dannose alle dosi che saranno impiegate nella pratica clinica.</p>
<p>I farmaci, sono controllati sia a livello nazionale che a livello europeo, tramite dei programmi cosiddetti di farmacosorveglianza post-marketing pianificati dall&#8217;autorità regolatoria. I controlli analitici sono eseguiti dai laboratori dell’Istituto Superiore di Sanità su medicinali, prelevati a campione, per verificare che rispondano ai requisiti di qualità autorizzati al momento della registrazione.</p>
<p>Dunque: farmaco di marca o farmaco equivalente?</p>
<p>Le rigorose normative che disciplinano il controllo della qualità e l’immissione in commercio dei farmaci equivalenti costituiscono una garanzia per l’efficacia e la sicurezza di questi prodotti.</p>
<p>È compito del medico di base e del farmacista aumentare la consapevolezza nei pazienti rispetto alla parità in termini di qualità, efficacia e sicurezza dei farmaci equivalenti rispetto all’originatore. È inoltre fondamentale chiarire che le differenze negli eccipienti, nei confezionamenti o nell’aspetto dei farmaci equivalenti non comportano differenze nell’effetto terapeutico, perché i criteri di approvazione degli equivalenti sono sempre gli stessi, indipendentemente dal tipo di eccipienti.</p>
<p>I farmaci equivalenti rappresentano quindi uno strumento che permette di ottimizzare il mondo delle medicine: stimola una competizione costruttiva del mercato dei farmaci, migliora la disponibilità economica del SSN, contiene i costi sanitari, favorisce l’accesso a cure costose al maggior numero di pazienti, tutto ciò, sperando di ridurre le potenziali disuguaglianze dell&#8217;assistenza sanitaria.</p>
<p>Grazie ai medicinali equivalenti, anche le associazioni dei pazienti lottano ogni giorno affinché venga loro offerta la migliore cura a costi contenuti per donare la qualità di vita che meritano.</p>
<p>In Italia, il consumo di farmaci equivalenti è ancora parecchio limitato, nonostante il Servizio Sanitario Nazionale italiano adotti soluzioni che tendano a favorire l’impiego degli equivalenti, come la sostituibilità in farmacia e il prezzo di riferimento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/possiamo-fidarci-dei-farmaci-equivalenti/">Possiamo fidarci dei farmaci equivalenti?</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La somministrazione dell&#8217;insulina: l&#8217;innovazione cent&#8217;anni dopo</title>
		<link>https://www.opensourceinmedicine.it/la-somministrazione-dellinsulina-linnovazione-centanni-dopo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Iazzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jul 2024 10:10:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Cellule beta]]></category>
		<category><![CDATA[Diabete]]></category>
		<category><![CDATA[Glicemina]]></category>
		<category><![CDATA[Insulina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.opensourceinmedicine.it/?p=774</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il diabete è una patologia in continua crescita a livello mondiale, in Italia, interessa oltre 3,5 milioni di pazienti. La diffusione del diabete è provocata da diversi fattori, tra questi possiamo riconoscere il progressivo invecchiamento della popolazione, le abitudini alimentari scorrette e l’aumento di persone obese che ne consegue. Il diabete è una malattia cronica [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/la-somministrazione-dellinsulina-linnovazione-centanni-dopo/">La somministrazione dell&#8217;insulina: l&#8217;innovazione cent&#8217;anni dopo</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il diabete è una patologia in continua crescita a livello mondiale, in Italia, interessa oltre 3,5 milioni di pazienti.</p>
<p>La diffusione del diabete è provocata da diversi fattori, tra questi possiamo riconoscere il progressivo invecchiamento della popolazione, le abitudini alimentari scorrette e l’aumento di persone obese che ne consegue.</p>
<p>Il diabete è una malattia cronica caratterizzata dall’aumento della glicemia (la quantità di glucosio nel sangue), dovuto a un difetto di espulsione o ad una scarsa azione dell’insulina, l’ormone prodotto dalle cellule del pancreas incaricato al controllo dei livelli di zucchero.</p>
<p>Esistono più tipologie di diabete, tra cui: il diabete di tipo 1, e il diabete di tipo 2, più comune. Si tratta di due patologie molto diverse tra loro, sia per le modalità di insorgenza che per la terapia e l’impatto sulla vita dei pazienti.</p>
<p>Sebbene inizialmente il diabete sia una patologia che può insorgere senza manifestare alcun sintomo, in alcuni casi più acuti se ne possono presentare diversi, ad esempio:</p>
<ul>
<li>stanchezza;</li>
<li>aumento del volume urinario, con conseguente aumento di sete;</li>
<li>calo di peso corporeo; d</li>
<li>olori addominali;</li>
<li>aumento della fame (polifagia);</li>
<li>nausea e vomito;</li>
<li>visione offuscata;</li>
<li>alito acetonemico.</li>
</ul>
<p>Le conseguenze a lungo termine dell’iperglicemia portano alla comparsa di complicanze del diabete: la retinopatia, la nefropatia, la neuropatia e le malattie cardiovascolari.</p>
<p>Che cos’è il diabete di tipo 1?</p>
<p>Il diabete di tipo 1 tende ad apparire solitamente durante l’infanzia e in età adolescenziale, ed è causato da un’assenza totale di insulina, provocata dalla distruzione delle cellule beta del pancreas dovuta alla comparsa di autoanticorpi.</p>
<p>Il diabete di tipo 1 può essere curato solo con l’insulina, la somministrazione di quest’ultima può avvenire con le classiche iniezioni sottocutanee oppure con i sistemi di infusione continua. Con questo trattamento, che deve essere continuativo e dura per tutta la vita, i pazienti possono condurre una quotidianità normale.</p>
<p>Diabete di tipo 2: di cosa si tratta</p>
<p>Il diabete tipo 2 è una malattia multifattoriale che tende a presentarsi dopo i 30-40 anni d’età. Diversi meccanismi sono implicati nella genesi di questa patologia metabolica, ma classicamente il difetto iniziale è rappresentato da una insulino-resistenza, ossia una ridotta azione dell’insulina a livello degli organi bersaglio che porta da un lato un eccesso della produzione epatica di glucosio e dall’altro una sua ridotta utilizzazione da parte dei muscoli.</p>
<p>Per il trattamento del diabete tipo 2, invece, abbiamo a disposizione diverse opzioni terapeutiche.</p>
<p>In particolare, il riferimento è agli analoghi del GLP-1, ormone che ha il compito di facilitare l’emissione dell’insulina, prodotto dalle cellule intestinali a seguito dell’ingestione di cibo; e alle gliflozine, o inibitori del co-trasportatore di sodio glucosio 2 (SGLT2), che favoriscono l’eliminazione del glucosio attraverso le urine, attraverso l’azione su un recettore renale.</p>
<p>Oggi assistiamo ad una svolta nel trattamento di queste due tipologie di diabete. L&#8217;Agenzia europea dei medicinali (Ema) ha approvato la prima insulina settimanale al mondo per il trattamento dei pazienti adulti con diabete. Sarà così possibile ridurre il numero di somministrazioni di insulina ad una sola volta a settimana rispetto alla somministrazione giornaliera oggi prevista; in un anno si passa da 365 iniezioni a 52. Il miglioramento è evidente nella gestione della malattia, poiché la nuova insulina ha mostrato di migliorare il controllo glicemico, rispetto alla versione giornaliera, senza l’aumento del rischio di ipoglicemia. Ancora, meno iniezioni offrono più flessibilità per la routine quotidiana, viaggi e attività sociali. E ridurre le iniezioni frequenti può diminuire lo stress, l’ansia e la depressione associati al diabete.</p>
<p>I benefici, sono ambientali, grazie alla diminuzione nel numero di penne utilizzate e quindi all’uso della plastica, e favorendo anche la riduzione delle emissioni di CO2.</p>
<p>Oggi la terapia insulinica prevede che il paziente si somministri l&#8217;insulina almeno una volta al giorno con la necessità di monitorare e gestire la malattia quotidianamente e di dover programmare l&#8217;intera giornata in base a questo. Negli studi clinici di fase 3, l&#8217;insulina settimanale Icodec ha permesso una riduzione della glicemia rispetto all&#8217;insulina basale giornaliera favorendo il controllo glicemico nelle persone con diabete di tipo 2. Icodec è un nuovo corrispondente dell&#8217;insulina basale settimanale progettato per coprire il fabbisogno di insulina basale per un&#8217;intera settimana con una singola iniezione sottocutanea.</p>
<p>Meccanismo d’Azione: l’insulina icodec si lega all’albumina per creare un deposito circolante con un’emivita di 196 ore (equivalente a 8,1 giorni). Una singola iniezione è progettata per coprire il fabbisogno basale di insulina per una settimana grazie al rilascio costante del principio attivo1. In altre parole, l’insulina icodec offre un controllo glicemico stabile senza richiedere iniezioni giornaliere.</p>
<p>Come già accennato, i vantaggi sono notevoli, come la riduzione del carico di trattamento: meno iniezioni possono significare un minor numero di aghi, meno dolore e una maggiore semplicità, migliorando la qualità della vita. Miglioramento del controllo glicemico e minore rischio di ipoglicemia: le formulazioni settimanali rilasciano l&#8217;insulina in modo più costante, riducendo i picchi e i cali di zucchero nel sangue e il rischio di ipoglicemia grave. Il migliore controllo glicemico a lungo termine può ridurre il rischio di complicazioni diabetiche come malattie cardiache, ictus, nefropatia e retinopatia.</p>
<p>La somministrazione settimanale offre un vantaggio anche per i pazienti più anziani, con più patologie in poli trattamento farmacologico e per gli operatori sanitari che si occupano delle persone con diabete ricoverati o residenti in strutture di lunga degenza.</p>
<p>Da quanto riportato, l’efficacia e la sicurezza del farmaco sono equivalenti alle insuline basali utilizzate fino ad oggi. Cambia il numero di somministrazioni e di conseguenza riduce il sacrificio, più psicologico che fisico, che le persone con diabete fanno nell’osservazione delle prescrizioni terapeutiche. Riduce di gran lunga il numero di iniezioni e quindi, l’obbligo di “pungersi”.</p>
<p>La domanda che si porranno i diretti interessati è: «Ma c’è da fidarsi?». Ovviamente sì visto che c’è il lasciapassare di Ema, e in più, l’insulina «una tantum» funziona meglio di quella giornaliera.</p>
<p>È la prima volta che nel campo della diabetologia avviene una rivoluzione di questo tipo. L’insulina, scoperta 101 anni fa, è sempre stata somministrata quotidianamente. Per questo sono molto soddisfatti anche gli esperti.</p>
<p>L’insulina settimanale è un’innovazione attesa da tempo per le persone con diabete di tipo 1 e 2, per favorire effetti positivi sia dal punto di vista clinico che sociale.</p>
<p>Meno iniezioni offrono più flessibilità per la routine quotidiana. Ridurre le iniezioni frequenti può diminuire lo stress, l&#8217;ansia e la depressione associati al diabete con un impatto emotivo inferiore oltre ad un aumento del senso di controllo e di autoefficacia. Significa aiutare i pazienti a superare le criticità di tipo sociale, lavorativo e psicologico. Una sola iniezione settimanale può aumentare l’aderenza che è un elemento importante per migliorare gli esiti di salute e ridurre sia i ricoveri ospedalieri che i costi che ne derivano.</p>
<p>Bisogna considerare che l&#8217;insulina a somministrazione settimanale rappresenta, per le persone con diabete, la prima grande innovazione farmacologica dopo più di un secolo, cioè dalla scoperta dell&#8217;insulina stessa. Pertanto, l&#8217;auspicio è che adesso gli enti regolatori nazionali, a partire dall&#8217;AIFA, si adoperino per garantire in tempi rapidi la disponibilità di questo nuovo farmaco, che può consentire un percorso di cura con insulina più semplice e più efficace.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/la-somministrazione-dellinsulina-linnovazione-centanni-dopo/">La somministrazione dell&#8217;insulina: l&#8217;innovazione cent&#8217;anni dopo</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ansia: amica o nemica?</title>
		<link>https://www.opensourceinmedicine.it/lansia-amica-o-nemica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Iazzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jul 2024 10:01:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[Insonnia]]></category>
		<category><![CDATA[Meditazione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.opensourceinmedicine.it/?p=771</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il termine ansia deriva dal latino angere, che significa stringere. L&#8217;ansia è uno stato emotivo che indica un complesso di reazioni cognitive, comportamentali e fisiologiche che si manifestano in seguito alla percezione di uno stimolo ritenuto minaccioso e nei cui confronti non ci riteniamo sufficientemente capaci di reagire. Tuttavia, non è un fenomeno anormale: si [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/lansia-amica-o-nemica/">L&#8217;ansia: amica o nemica?</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il termine ansia deriva dal latino angere, che significa stringere.</p>
<p>L&#8217;ansia è uno stato emotivo che indica un complesso di reazioni cognitive, comportamentali e fisiologiche che si manifestano in seguito alla percezione di uno stimolo ritenuto minaccioso e nei cui confronti non ci riteniamo sufficientemente capaci di reagire. Tuttavia, non è un fenomeno anormale: si tratta di un’emozione di base che comporta uno stato di attivazione dell’organismo quando una situazione viene percepita dal soggetto come pericolosa.</p>
<p>L’ansia si traduce in una tendenza immediata all’esplorazione dell’ambiente, nella ricerca di spiegazioni, rassicurazioni e vie di fuga.</p>
<p>L’ansia può essere fisiologica oppure patologica: l’ansia fisiologica ci prepara ad affrontare in maniera adattiva una possibile situazione difficile, mentre l’ansia patologica è disfunzionale poiché, essendo persistente e intensa, interferisce con la nostra prestazione, e può essere associata ad eventi che non sono realmente pericolosi.</p>
<p>L&#8217;ansia patologica può accompagnare altri problemi psicologici e psichiatrici: ha un&#8217;intensità tale da provocare una sofferenza insopportabile e determina comportamenti di difesa che limitano l&#8217;esistenza, come l&#8217;evitamento di situazioni ritenute potenzialmente pericolose o di controllo.</p>
<p>Ancora, l’ansia patologica, oltre che come un disturbo a sé stante, può ritrovarsi anche in diverse malattie psichiatriche, quali ad esempio: schizofrenia, depressione e mania, disturbi di personalità, sessuali e dell&#8217;adattamento.</p>
<p>Contrariamente, l’ansia definita ‘buona’ o fisiologica è quella reazione adattiva che mobilita tutte le risorse psicofisiche e cognitive dell’individuo, predisponendolo ad affrontare le diverse situazioni e gli stimoli ambientali, in modo tale da anticipare e pianificare una risposta efficace, anche in una eventuale condizione di potenziale pericolo. Essa diventa, però, negativa se perdura oltre lo stimolo, compromettendo in tal modo il funzionamento personale, sociale, famigliare o lavorativo.</p>
<p>I SINTOMI DELL&#8217;ANSIA</p>
<p>I sintomi dell’ansia posso essere suddivisi in tre categorie: sintomi psicologici dell’ansia, sintomi fisici dell’ansia e tensione motori; e possono essere:</p>
<ul>
<li>tremore e sudorazione;</li>
<li>insonnia;</li>
<li>difficoltà respiratoria;</li>
<li>battito cardiaco accelerato o non regolare;</li>
<li>crampi allo stomaco e nausea;</li>
<li>vertigini;</li>
<li>formicolio alle estremità;</li>
<li>Depersonalizzazione/ derealizzazione.</li>
</ul>
<p>Spesso l’interpretazione data ai sintomi fisici durante uno stato ansioso è legata all’idea di avere un infarto.</p>
<p>Va precisato che i sintomi che si manifestano in presenza di ansia possono variare da un individuo all&#8217;altro, sia in termini di tipologia di sintomi che in termini di intensità con cui insorgono.</p>
<p>I sintomi fisici dell’ansia spesso spaventano generando circoli viziosi, ovvero la cosiddetta “paura della paura”. Essi dipendono dal fatto che l’organismo in ansia ha bisogno della massima energia muscolare a disposizione, per poter scappare o attaccare in modo più efficace possibile, scongiurando il pericolo e garantendosi la sopravvivenza.</p>
<p>Quali sono le cause, le tipologie e i disturbi d&#8217;ansia?</p>
<p>Le cause dell&#8217;ansia non sono del tutto chiarite. Tuttavia, si è concordi affermare che vi sia l&#8217;implicazione di diversi fattori che cooperano l&#8217;uno con l&#8217;altro nel dare origine al disturbo. Fra questi individuiamo:</p>
<p>Fattori ereditari: in circa il 50% dei casi, i soggetti con disturbi d&#8217;ansia hanno almeno un familiare affetto da una patologia analoga. Fattori biologici: l&#8217;insorgenza dell&#8217;ansia può essere correlata ad alterazioni della quantità di alcuni neurotrasmettitori, ad esempio un&#8217;eccessiva produzione di noradrenalina, una ridotta disponibilità di serotonina e di GABA.</p>
<p>Fattori inconsci: derivanti dal conflitto dell’inconscio che può risalire all&#8217;infanzia o svilupparsi nella vita adulta. Questo conflitto psicologico mette in moto dei meccanismi di difesa il cui scopo è quello di allontanare dalla coscienza questo stesso conflitto, relegandolo in una sede non accessibile della psiche, che è l&#8217;inconscio.</p>
<p>Alcuni esempi pratici di questi fattori sono:</p>
<ul>
<li>Fobia specifica (aereo, spazi chiusi, ragni, cani, gatti, insetti, ecc);</li>
<li>Disturbo di panico e agorafobia (paura di stare in situazioni da cui non vi sia una rapida via di fuga);</li>
<li>Disturbo ossessivo-compulsivo;</li>
<li>Fobia sociale;</li>
<li>Disturbo post-traumatico da stress;</li>
<li>Disturbo d’ansia generalizzata.</li>
<li>Disturbo d&#8217;ansia da separazione;</li>
<li>Mutismo selettivo;</li>
</ul>
<p>È possibile diagnosticare un disturbo d’ansia solo quando si è accertato che i sintomi di ansia non sono attribuibili agli effetti fisiologici di una sostanza o farmaco o a un’altra condizione medica, oppure non sono meglio spiegati da un altro disturbo mentale.</p>
<p>Il disturbo d’ansia viene mantenuto da:</p>
<ul>
<li>attenzione selettiva: il soggetto pone estrema attenzione ai segnali del proprio corpo interpretandoli in maniera catastrofica;</li>
<li>rimuginio: il soggetto trascorre molto tempo a preoccuparsi cercando di prevedere o prevenire eventi negativi in condizioni di incertezza e di costruire mentalmente ipotetiche soluzioni senza mai giungere a una conclusione;</li>
<li>evitamento: il soggetto evita gli stimoli temuti per non incorrere nell’ansia, riducendo così i propri gradi di libertà.</li>
</ul>
<p>Possiamo distinguere diversi tipi di ansia:</p>
<ul>
<li>ansia automatica;</li>
<li>ansia acquisita;</li>
<li>ansia anticipatoria;</li>
<li>ansia generalizzata;</li>
<li>attacchi di panico (attacchi d’ansia intensi, durante i quali si prova un improvviso senso di grave pericolo, con sintomi fisici intensi fino ad arrivare a un senso di estraneamento dalla realtà.</li>
</ul>
<p>Come curare l’ansia</p>
<p>L’ansia, soprattutto se non a livelli di un disturbo, può essere gestita con tecniche di rilassamento, strategie di meditazione mindfulness e rimedi naturali. Se ne si sente il bisogno, può essere trattata con la psicoterapia, ed eventualmente affiancata con la terapia farmacologica o con una combinazione dalle due.</p>
<p>L&#8217;ansia patologica, richiede l&#8217;intervento dello specialista che saprà diagnosticare quale tipo di disturbo ansioso affligge il paziente e quale trattamento meglio si addice al singolo caso.</p>
<p>La terapia cognitiva mira a ridurre l’ansia e il rimuginio aumentando la consapevolezza circa i fattori che scatenano reazioni di ansia e/o timore eccessivo, aiutando i pazienti a migliorare la capacità di tollerare, affrontare e accettare l’inevitabile incertezza della quotidianità, acquisendo nuove strategie di fronteggiamento delle situazioni ansiogene. L’intervento richiede del tempo, con sedute a cadenza settimanale.</p>
<p>A volte, quando la sintomatologia è in fase più acuta e dunque diventa invalidante, è necessario integrare alla psicoterapia una terapia farmacologica individuata soltanto a seguito di una consulenza psichiatrica, quest’ultimo individuerà il farmaco più indicato per la gestione dello specifico disturbo.</p>
<p>L’ansia può danneggiare la salute se non viene trattata adeguatamente con l’aiuto di uno specialista, può causare danni seri per il benessere. Spesso viene sottovalutata e non curata adeguatamente; in alcuni casi, infatti, non si tratta di uno stato emotivo passeggero ma di una vera e propria patologia con importanti conseguenze fisiche e mentali.</p>
<p>Notiamo come nella società moderna si è molto spesso orientati a vivere in un momento altro da quello presente, in cui si è costantemente iper-affaccendati nel tentare di risolvere o occuparsi di qualcosa di ipotetico, condizionale e che tipicamente assume delle caratteristiche negative.</p>
<p>L’ansia, non è solo un limite o un disturbo, ma costituisce una importante risorsa, è una condizione fisiologica efficace in molti momenti della vita per proteggerci dai rischi, mantenere lo stato di allerta e migliorare le prestazioni; ma per essere tale deve essere gestita nel modo più appropriato, per evitare l’effetto contrario, ovvero di sfociare nel disturbo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/lansia-amica-o-nemica/">L&#8217;ansia: amica o nemica?</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dieta chetogenica: si o no?</title>
		<link>https://www.opensourceinmedicine.it/dieta-chetogenica-si-o-no/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Iazzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2024 10:15:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Carboidrati]]></category>
		<category><![CDATA[chetoacidosi diabetica]]></category>
		<category><![CDATA[Dieta chetogenica]]></category>
		<category><![CDATA[iperinsulinemia]]></category>
		<category><![CDATA[Keto diet]]></category>
		<category><![CDATA[Macros]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.opensourceinmedicine.it/?p=777</guid>

					<description><![CDATA[<p>La dieta chetogenica viene acclamata da molti, criticata da altri, ma quali sono davvero i suoi benefici e le controindicazioni? Quando può essere utile e quali alimenti possono essere consumati? La dieta cheto sembra essere l’ultimo trend del benessere e dimagrimento ma, come ogni regime alimentare, è sempre bene comprenderne a fondo il funzionamento, l’impatto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/dieta-chetogenica-si-o-no/">Dieta chetogenica: si o no?</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La dieta chetogenica viene acclamata da molti, criticata da altri, ma quali sono davvero i suoi benefici e le controindicazioni? Quando può essere utile e quali alimenti possono essere consumati?</p>
<p>La dieta cheto sembra essere l’ultimo trend del benessere e dimagrimento ma, come ogni regime alimentare, è sempre bene comprenderne a fondo il funzionamento, l’impatto sul proprio organismo e l’integrazione all’interno del proprio stile di vita, meglio se con il supporto di uno specialista in nutrizione.</p>
<p>Cos’è la dieta chetogenica?</p>
<p>Consiste in un diverso bilanciamento dei cosiddetti macros, i macronutrienti che assumiamo quotidianamente: diminuendo drasticamente l’assunzione di carboidrati (la “benzina” dell’organismo), e aumentando moderatamente il consumo di proteine e grassi, costringe il corpo a lavorare diversamente, bruciando i lipidi anziché lo zucchero.</p>
<p>Questo processo si chiama chetosi, e se correttamente gestito può portare ad una perdita di peso e di massa grassa anche considerevole. Per comprendere come funziona la keto diet, dobbiamo osservare il ruolo dei chetoni nel corpo umano e il reale funzionamento del processo​ di chetosi. I chetoni sono dei composti chimici prodotti dal fegato a partire dai grassi. Durante lo stato di chetosi, i livelli di chetoni nel sangue​ aumentano e vengono sfruttati come principale fonte di energia per il cervello e per il corpo. In questo modo il corpo può sfruttare i grassi immagazzinati come combustibile, facilitando così una maggiore perdita di peso.</p>
<p>La chetosi viene, dunque, indotta grazie ad una drastica riduzione dei carboidrati, quando il corpo non ne riceve abbastanza da utilizzare come energia, inizia a scomporre i grassi e a produrre chetoni.</p>
<p>Origini e storia della dieta chetogenica, ieri ed oggi</p>
<p>La dieta chetogenica ha origini antiche: le prime certificazioni di questo regime alimentare risalgono all&#8217;antica Grecia, dove i medici​ consigliavano ai pazienti con determinate patologie, di seguire una dieta a basso contenuto di carboidrati e più ricca di grassi.</p>
<p>Questo approccio è stato poi ripreso nel corso dei secoli da vari medici e studiosi. Negli ultimi anni, è diventato sempre più popolare come metodo per rispondere all&#8217;esigenza della perdita di peso e migliorare la salute​ generale.</p>
<p>Principi fondamentali della dieta chetogenica</p>
<p>La chiave per seguire la dieta chetogenica è ridurre al minimo l&#8217;apporto di carboidrati e aumentare invece l&#8217;assunzione di grassi sani. Ciò non​ si traduce con l’eliminazione totale dei carboidrati, piuttosto in una limitazione dell&#8217;assunzione di zuccheri e amidi raffinati a favore di alimenti ricchi di grassi buoni.</p>
<p>Altra caratteristica fondamentale della keto diet è il controllo dell&#8217;apporto proteico: questo regime, infatti, assicura un&#8217;assunzione della corretta quantità di proteine, necessaria per soddisfare le esigenze del corpo, ma allo stesso tempo fa attenzione ad evitare un eccesso di questi macronutrienti, in quanto se assunti in porzioni eccessive, possono essere causa di interferenza con la chetosi.</p>
<p>Di norma, si ha un approccio in 3 fasi:</p>
<p>la prima fase di “attivazione”, dura circa 48-72 ore, nella quale la riduzione dei carboidrati fa sì che il soggetto entri in chetosi; la seconda fase di “attacco”, che per mostrare i suoi effetti dovrebbe durare minimo 14 giorni, è quella legata al consumo della massa grassa, poiché l’organismo, privato del suo combustibile naturale, lo zucchero, inizia ad attaccare le riserve lipidiche; la terza fase è quella “mitigata”, ossia una lenta transizione verso uno stile alimentare più tradizionale e bilanciato.</p>
<p>Dieta cheto: che cosa mangiare?</p>
<p>Cosa possiamo mettere in tavola se stiamo seguendo la dieta keto? Come già detto, pochissimi carboidrati a basso indice glicemico, moderata quantità di proteine e una dose consistente di grassi buoni. Ad esempio, i legumi, conosciuti come una grossa fonte di proteine vegetali, sono ricchi di carboidrati, ecco perché non andrebbero consumati spesso; tra i vegetali, evitare patate e altri tuberi, no a frutta e verdura tranne alcune eccezioni, come zucchine, broccoli, cetrioli, mirtilli e lamponi; per la componente proteica, favorire carni bianche, uova, yogurt greco senza zuccheri aggiunti, formaggi, funghi e crostacei; tra i migliori grassi ci sono l’avocado, l’olio di cocco, frutta secca e semi, olio d’oliva e burro chiarificato. Logicamente, vietati dolci o dolcificanti, persino il miele è proibito, al massimo è concessa la stevia naturale.</p>
<p>I pro e i contro della dieta chetogenica</p>
<p>Tra i pro più riconosciuti c’è la perdita non solo di peso ma anche grasso localizzato.</p>
<p>Oltre questo fattore, c’è anche una componente chimica: la chetosi, infatti, favorirebbe la stabilizzazione dell’umore, non più “influenzato” dalle fluttuazioni glicemiche. Chi riesce a superare la prima fase, spesso afferma di sentirsi carico di energie, motivato e allegro. Gli ormoni che aiutano a stabilizzare l’umore servono anche a favorire un effetto anoressizzante, cioè una naturale limitazione dell’appetito.</p>
<p>Tra i contro, il principale è quasi una banalità: il glucosio è indispensabile alla sopravvivenza di qualsiasi organismo sano, tagliare completamente i carboidrati per un lungo periodo, può portare conseguenza gravi a livello psico-fisico.</p>
<p>Gli effetti negativi vengono potenziati dal fatto che chi cerca un rapido dimagrimento attraverso la dieta chetogenica, di solito abbina anche l’attività sportiva. Il movimento fa sì che il corpo abbia ancora più necessità di glucosio, andando ad esasperare i meccanismi e le criticità.</p>
<p>Uno dei rischi a lungo termine della dieta chetogenica è la possibilità dell&#8217;insorgere di alcune carenze vitaminiche: poiché la dieta è molto limitata nei carboidrati, può essere difficile infatti ottenere una quantità adeguata di vitamine e minerali essenziali.</p>
<p>Un altro possibile effetto collaterale della dieta chetogenica è la formazione di calcoli renali. Consumando alte percentuali di proteine e grassi, e bassissime dosi di carboidrati.</p>
<p>Perché scegliere la dieta chetogenica?​ La dieta chetogenica, oltre che per la perdita di peso, può offrire numerosi benefici anche a livello di benessere e di miglioramento delle​ condizioni di salute: questo regime alimentare può aiutare a migliorare la sensibilità all&#8217;insulina, ridurre l&#8217;infiammazione nel corpo e migliorare la salute del cervello: maggiore concentrazione, miglioramento della memoria, riduzione del rischio di sviluppare malattie neurodegenerative come l&#8217;Alzheimer.</p>
<p>Studi recenti hanno dimostrato che questa dieta può avere un impatto positivo anche sulla salute del cuore, può contribuire a stabilizzare i livelli di colesterolo nel sangue, ridurre la pressione sanguigna e diminuire così il rischio di sviluppare malattie cardiache.</p>
<p>La keto, può anche essere utile per le persone affette da diabete di tipo 2. Riducendo l&#8217;assunzione di carboidrati e mantenendo uno stato di chetosi, infatti, si può migliorare la sensibilità all&#8217;insulina e controllare meglio i livelli di zucchero nel sangue. Ancora, secondo quanto si legge sulla rivista Cell Metabolism, la dieta chetogenica potrebbe rappresentare un importante ed efficace strumento contro il cancro.</p>
<p>È sempre bene fare una netta distinzione tra una chetosi fisiologica, volontariamente indotta in un soggetto sano e seguito da un nutrizionista, e la chetoacidosi diabetica, che è invece una grave patologia che interessa le persone affette da diabete, o anche la chetosi sviluppata da soggetti affetti da disordini del comportamento alimentare come reazione a regimi troppo restrittivi.</p>
<p>Quando si inizia la dieta chetogenica, è comune sperimentare alcuni sintomi iniziali come affaticamento, vertigini, irritabilità e nausea. Questi​ sintomi sono temporanei e spesso si risolvono entro pochi giorni. Questi segni, sono il risultato del passaggio del corpo da utilizzare i carboidrati come principale fonte di energia ai grassi. C’è poca ricerca riguardante gli effetti fisiologici dei carboidrati reintrodotti dopo un lungo periodo di dieta chetogenica, ma pare che la​ risposta fisiologica della reintroduzione dei carboidrati sia simile a ciò che accade in diabetici di tipo II, ovvero, oscillazioni della concentrazione di glucosio nel sangue (glicemia) e iperinsulinemia.</p>
<p>Se seguita correttamente e sotto la supervisione di un medico, la dieta chetogenica è generalmente sicura per la maggior parte delle persone.</p>
<p>Ricorda: è sempre importante consultare un professionista sanitario prima di iniziare qualsiasi regime alimentare, specialmente se si hanno condizioni di salute compromesse preesistenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/dieta-chetogenica-si-o-no/">Dieta chetogenica: si o no?</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Intelligenza artificiale e medicina sono compatibili?</title>
		<link>https://www.opensourceinmedicine.it/intelligenza-artificiale-e-medicina-sono-compatibili/</link>
					<comments>https://www.opensourceinmedicine.it/intelligenza-artificiale-e-medicina-sono-compatibili/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Iazzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jul 2024 10:26:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Computer]]></category>
		<category><![CDATA[Farmaceutica]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.opensourceinmedicine.it/?p=780</guid>

					<description><![CDATA[<p>Oggigiorno, tutti noi sentiamo parlare di intelligenza artificiale applicata a tanti campi della nostra vita. Molti di noi, possiedono in casa un assistente vocale a cui chiedere di fare qualcosa per noi, un esempio facile e concreto di quanto l’IA sia già parte della nostra quotidianità. Cos’è l’intelligenza artificiale? L’intelligenza artificiale o IA è la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/intelligenza-artificiale-e-medicina-sono-compatibili/">Intelligenza artificiale e medicina sono compatibili?</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggigiorno, tutti noi sentiamo parlare di intelligenza artificiale applicata a tanti campi della nostra vita. Molti di noi, possiedono in casa un assistente vocale a cui chiedere di fare qualcosa per noi, un esempio facile e concreto di quanto l’IA sia già parte della nostra quotidianità.</p>
<p>Cos’è l’intelligenza artificiale?</p>
<p>L’intelligenza artificiale o IA è la capacità di un computer di “ragionare, apprendere e risolvere problemi”; l’IA può elaborare grandi quantità di dati, mediante precise istruzioni, in modi differenti come farebbe un essere umano e in tempo reale.</p>
<p>Intelligenza artificiale in ambito medico</p>
<p>L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando molteplici settori, tra cui quello sanitario; grazie agli algoritmi che essa utilizza per interpretare l’enorme mole di dati, ha il potenziale di trasformare radicalmente il modo in cui vengono condotti studi clinici, diagnosi, trattamenti e cure.</p>
<p>La medicina è sempre stata una delle aeree più promettenti per l’intelligenza artificiale, fin dagli anni ’70 del secolo scorso, con lo sviluppo dei primi sistemi informatici al supporto decisionale clinico, che generavano risposte predefinite sulla base di regole programmate e aggiornate di volta in volta dagli esseri umani. Questi sistemi erano in grado di diagnosticare malattie, scegliere trattamenti appropriati e assistere i medici; tuttavia, essendo molto costosi da costruire, mantenere ed aggiornare risultava difficile integrarli nella quotidianità.</p>
<p>Ciononostante, negli ultimi anni, grazie all’aggiornamento di queste macchine, sembra che l’intelligenza artificiale stia portando ad un vero e proprio cambio di paradigma dell’assistenza sanitaria.</p>
<p>In medicina, in quali campi è utilizzata l’intelligenza artificiale?</p>
<p>L’area medica nella quale vediamo più progressi con l’intelligenza artificiale è quella diagnostica, soprattutto nel campo della radiologia. Grazie alle macchine che interpretano immagini fornite da radiografie, ecografie, TAC, elettrocardiogrammi e da esami provenienti dall’analisi di campioni di tessuti biologici, è possibile identificare patologie tumorali, cardiovascolari, dermatologiche, respiratorie.</p>
<p>Particolare espansione è stata notata in oncologia, ad esempio nella rivelazione del cancro ai polmoni: la dimostrazione che gli algoritmi dell’AI riescono a fare la diagnosi con maggiore accuratezza rispetto ad un essere umano.</p>
<p>Altrettanto sviluppo lo troviamo in dermatologia, cardiologia, gastroenterologia e così via.</p>
<p>Un&#8217;altra area in sviluppo è quella legata ai sistemi di predizione, in grado di identificare possibili patologie ancora prima che queste si manifestino. Grazie all&#8217;analisi degli elettrocardiogrammi e alla storia clinica del paziente è possibile predire se una persona sia o meno a rischio di sviluppare determinate patologie.</p>
<p>Nella stessa misura, l’IA si rivela promettente per migliorare i trattamenti medici, analizzando grandi quantità di dati di pazienti e malattie per identificare i fattori di rischio, le terapie più efficaci e predire il successo di un trattamento specifico. Questo può aiutare i medici a personalizzare i trattamenti per ogni paziente, migliorando le probabilità di successo della terapia.</p>
<p>C’è un altro importante ambito in cui l’intelligenza artificiale potrà apportare un contributo sempre più notevole: la farmaceutica. Anche in questo caso, l’IA analizzando grandi quantità di dati, identificando potenziali bersagli terapeutici e accelerando il processo di sviluppo di nuovi farmaci e nuove terapie, attraverso la previsione di interazioni tra molecole e l’identificazione di potenziali obiettivi terapeutici, può successivamente analizzare l’immensa mole di letteratura medica e scientifica per estrarre informazioni rilevanti per la ricerca.</p>
<p>D’altra parte, è bene fare attenzione ad alcune criticità per far evitare errori. Tra i rischi più importanti legati all’uso dell&#8217;intelligenza artificiale in medicina troviamo il fatto che i sistemi utilizzati non siano stati sufficientemente testati e supportati da prove scientifiche. Dovrebbero esserci studi clinici metodologicamente più solidi e che valutino gli effetti in maniera casuale su un adeguato campione rappresentativo della popolazione presa in esame.</p>
<p>Ad esempio, in ambito diagnostico, la macchina potrebbe identificare un caso sospetto di tumore, spetterà poi al medico confermare o meno l’ipotesi indagando meglio quel determinato caso con appositi strumenti e conoscenze.</p>
<p>Un altro ostacolo è rappresentato dallo scambio e la condivisione di dati: per funzionare bene, i sistemi di intelligenza artificiale devono essere addestrati continuamente dai dati degli studi clinici. È necessario, dunque, continuare a fornire dati sempre aggiornati, e l’attuale ambiente sanitario non fornisce sufficienti incentivi per la condivisione dei dati in forma aperta.</p>
<p>Pertanto, meglio evitare?</p>
<p>No, evitare no, basta avere ben presenti i limiti dello strumento e comportarsi di conseguenza, le potenzialità sono molte: si potrebbe sfruttare per sintetizzare e semplificare referti, lettere di dimissioni o documenti complessi in un linguaggio facilmente comprensibile dai pazienti. Ancora, per organizzare la documentazione all&#8217;interno di una struttura sanitaria.</p>
<p>Non bisogna immaginare l’intelligenza artificiale come qualcosa che andrà a sostituire il medico: gli strumenti saranno anche intelligenti, ma le decisioni finali spettano al medico per etica e responsabilità.</p>
<p>Dunque, anche se ci sono ancora alcuni aspetti da affrontare, l’intelligenza artificiale ha il potenziale per rivoluzionare il campo della medicina, fornendo soluzioni innovative per la diagnosi e il trattamento delle malattie. La sua capacità di elaborare grandi quantità di dati in modo accurato e veloce apre la strada a un futuro promettente, in cui la medicina diventa sempre più personalizzata.</p>
<p>In America sono oltre 500 le applicazioni di intelligenza artificiale approvate. In Italia, invece, quasi tutte quelle disponibili sono ancora in fase di sperimentazione: si sta lavorando molto a livello di grandi industrie, università e centri di ricerca in questo ambito. Occorre creare le condizioni affinché questi strumenti siano regolamentati in accordo alla nuova normativa europea sui dispositivi medici, in termini di richiesta di prove di sicurezza ed efficacia, ai fini della loro approvazione e introduzione nel mercato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/intelligenza-artificiale-e-medicina-sono-compatibili/">Intelligenza artificiale e medicina sono compatibili?</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.opensourceinmedicine.it/intelligenza-artificiale-e-medicina-sono-compatibili/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Volersi bene con attenzione</title>
		<link>https://www.opensourceinmedicine.it/volersi-bene-con-attenzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Iazzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jun 2024 10:36:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Acido Ialuronico]]></category>
		<category><![CDATA[addominoplastica]]></category>
		<category><![CDATA[Botox]]></category>
		<category><![CDATA[Botulino]]></category>
		<category><![CDATA[chirurgia plastica]]></category>
		<category><![CDATA[Lifting]]></category>
		<category><![CDATA[Liposuzione]]></category>
		<category><![CDATA[mastoplastica]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina estetica]]></category>
		<category><![CDATA[rinoplastica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.opensourceinmedicine.it/?p=783</guid>

					<description><![CDATA[<p>Da sempre si ricerca la formula magica per rimanere giovani e belli, il mondo della medicina estetica offre costantemente innovative soluzioni, ma sono efficaci e sicure? Quando si eseguono trattamenti di medicina estetica è fondamentale avere piena conoscenza dell’anatomia del viso, infatti, un’iniezione eseguita in un punto sbagliato del volto può non solo danneggiare l’estetica [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/volersi-bene-con-attenzione/">Volersi bene con attenzione</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da sempre si ricerca la formula magica per rimanere giovani e belli, il mondo della medicina estetica offre costantemente innovative soluzioni, ma sono efficaci e sicure?</p>
<p>Quando si eseguono trattamenti di medicina estetica è fondamentale avere piena conoscenza dell’anatomia del viso, infatti, un’iniezione eseguita in un punto sbagliato del volto può non solo danneggiare l’estetica del paziente, ma essere anche un rischio per la salute con la possibile migrazione della sostanza iniettata.</p>
<p>Altro rischio, più pericoloso, è l’iniezione di prodotti scadenti o non certificati, motivo di un prezzo a volte estremamente competitivo rispetto alla norma e pertanto invitante. A ciò va aggiunta la sede dove viene effettuato il trattamento, pertanto, poiché il risultato del trattamento risulti sicuro ed efficace è necessario che l’infiltrazione sia svolta in un ambiente consono, sterilizzato e a norma; spesso si stratta di sedi domestiche in condizioni igienico-sanitarie scarse.</p>
<p>Dunque, al di là del risultato di un miglioramento estetico atteso dal cliente, ci sono una serie di rischi della chirurgia estetica di cui il paziente deve essere consapevole e che il medico chirurgo ha la responsabilità e il dovere di far conoscere. Quando si valutano i pro e i contro di una mastoplastica, di una rinoplastica o di una addominoplastica, bisogna sapere che con l’avvento dei trattamenti di medicina estetica, meno invasivi e più veloci, si ha avuto nel tempo una diminuzione degli interventi di chirurgia plastica.</p>
<p>Sempre più diffusi, infatti, sono i trattamenti con botulino e acido ialuronico; i primi per ridurre l’impatto delle rughe; i secondi per riempire alcune zone del volto come labbra e zigomi. Numerose le donne che dai 30 ai 50 anni ricorrono al botox, anziché del lifting per ridurre le rughe, evitando così i pro e i contro della chirurgia plastica. Così come sono altrettanto numerose le ventenni o le quarantenni che ricorrono all’acido ialuronico come filler per aumentare il volume, in zone come labbra e zigomi. In questo modo, pro e i contro della chirurgia estetica sono rimpiazzati da questi trattamenti, realizzati in ambulatorio, meno invasivi e con costi più ridotti. Questi trattamenti di medicina estetica sono più veloci e meno rischiosi, ma allo stesso tempo hanno una breve durata e non in tutti i casi sono efficaci.</p>
<p>Fra i pro e contro della chirurgia plastica, invece, accanto a tutti i rischi che un intervento chirurgico comporta, ci sono effetti duraturi nel tempo e risultati più efficaci. Inoltre, i clienti con un’età più avanzata avranno senz’altro un effetto esteticamente migliore attraverso il ricorso alla chirurgia plastica rispetto ad un semplice trattamento di medicina estetica.</p>
<p>Gli interventi più richiesti e più comuni sono l’aumento del seno, la liposuzione e la rinoplastica.</p>
<p>I Pro e contro della mastoplastica</p>
<p>I pro e i contro di un seno rifatto sono da un lato gli effetti duraturi nel tempo, raggiungibili correndo una percentuale di rischi ridotta; dall’altro, se non è stata fatta un’adeguata valutazione pre-operatoria fra le aspettative della paziente e le proporzioni della sua struttura fisica, si può incorrere in complicanze legate alla corporatura.</p>
<p>Ci sono diverse tecniche per eseguire l’aumento del seno, mediante il grasso prelevato da altre parti del corpo, di solito l’addome o le cosce (un trattamento più naturale).  Parallelamente ai pro di questa tecnica ci sono i contro: non è possibile eseguire tale intervento su tutte le pazienti, ma solo su coloro che hanno un’adeguata quantità di grasso in altre zone del corpo.</p>
<p>Il metodo più diffuso per l’aumento del seno è senza dubbio l’inserimento delle protesi; i pro e i contro di questa tecnica sono molteplici: da un lato la lunga durata nel tempo del risultato; dall’altro la rottura della protesi che avviene in circostanze particolari. Inoltre, con il tempo si può verificare un irrigidimento della mammella con conseguente dislocazione della protesi.</p>
<p>Pro e contro della liposuzione</p>
<p>Molto richiesto è anche l’intervento di liposuzione per eliminare le adiposità localizzate. I rischi della chirurgia estetica in questo caso sono molto bassi: si tratta di un intervento poco invasivo, eseguito attraverso l’inserimento di cannule che aspirano il grasso. Per questa tipologia di interventi è necessario chiarire al paziente i pro e i contro della chirurgia plastica e soprattutto gli obiettivi. Con la liposuzione, infatti, non si perde peso e non si dimagrisce. Piuttosto si mira ad ottenere un cambiamento nella forma del corpo eliminando alcune parti di grasso che non si eliminano né con la dieta né con l’attività fisica.</p>
<p>Pro e contro della rinoplastica</p>
<p>La ricostruzione del naso è il terzo fra gli interventi più richiesti. Altro intervento poco invasivo ma allo stesso tempo tecnicamente complesso. La difficoltà di questa tipologia d’intervento sta nel raggiungimento di un risultato che sia all’altezza delle aspettative del paziente e che sia, allo stesso tempo, proporzionato al suo viso. Non bisogna realizzare lo stesso naso per tutti i pazienti, senza tenere conto delle caratteristiche del volto di ciascuno. I pro e i contro di una rinoplastica sono diversi: nel tempo l’intervento è diventato sempre meno invasivo, è possibile, infatti, intervenire solo su una parte del naso e non su tutte le sue strutture; si ritorna alla vita normale dopo una quindicina di giorni</p>
<p>Chirurgia plastica pro e contro</p>
<p>La maggior parte delle persone che decidono di modificare una parte del loro corpo probabilmente ha vissuto anni a convivere con una parte del proprio corpo che non sentivano propria, armonica, bella. Convivere con sé stessi in modo equilibrato vuol dire sentirsi più sicuri di sé e sentirsi bene nella società.  Si tratta di aspetti emotivi e psicologici che non bisogna sottovalutare.</p>
<p>Tuttavia, si tratta pur sempre di interventi chirurgici e quindi è importate affidarsi a chirurgi specializzati che sappiano offrire risultati realistici.</p>
<p>Prima di sottoporsi ad una qualsiasi tipo di operazione bisogna sempre analizzare alcuni punti specifici, quali:</p>
<ul>
<li>Fattori genetici che rallentano o rendono difficoltosa la guarigione o la cicatrizzazione;</li>
<li>La qualità della pelle e del sottocutaneo;</li>
<li>L’evolversi del post-operatorio;</li>
<li>Le condizioni di salute generali prima e dopo l’intervento;</li>
<li>L’età e lo stile di vita del paziente.</li>
</ul>
<p>La chirurgia estetica non va mai effettuata sui giovani minori di 18 anni perché il corpo potrebbe cambiare fino all’età adulta.</p>
<p>Alcuni consigli da seguire prima di sottoporti ad un intervento di chirurgia estetica:</p>
<ul>
<li>Informarsi bene sull’intervento e sul chirurgo a cui rivolgersi;</li>
<li>Chiedere spiegazioni durante le visite prima dell’intervento, sul trattamento e sul post-operazione;</li>
<li>Rivolgersi solo a medici chirurghi specializzati in chirurgia plastica e ricostruttiva, iscritti a società scientifiche riconosciute nel settore;</li>
<li>Spiegare l’obiettivo che si vuole raggiungere al proprio chirurgo, per arrivare insieme alla definizione del risultato finale;</li>
<li>Seguire la documentazione del medico per la preparazione all’intervento e per il post-intervento in modo da prevenire effetti collaterali o rischi per la salute;</li>
<li>Evitare di puntare a modelli irraggiungibili visti in tv o sui social, e diffidare dai medici che promettono risultati improbabili;</li>
<li>Non dare per scontato il risultato finale ed avere fretta di vederlo subito, perché per ogni intervento sono necessari diversi mesi prima che la forma definitiva venga raggiunta.</li>
</ul>
<p>Alternativa per chi non volesse affrontare i rischi della chirurgia estetica, ma volesse comunque ottenere un effetto lifting, è l’applicazione dei “fili di sospensione”: fili, inseriti sotto cute con degli aghi che tirano verso l’alto. Questo rimedio permette ai pazienti di evitare i pro e i contro della chirurgia plastica. Tuttavia, i rischi legati all’utilizzo di trattamenti di medicina estetica, seppur bassi, sono presenti, ad esempio, possono provocare un’asimmetria o sproporzione nel volto; se non eseguiti in ambulatori da personale esperto, possono portare il paziente a contrarre infezioni. Inoltre, poiché una delle caratteristiche dei trattamenti di medicina estetica è la reversibilità, si corre il rischio di dipendenza da questo tipo di trattamenti, a cui il paziente ricorre con sempre maggiore frequenza e con interventi sempre più massicci che portano all’eccesso e ad un aspetto innaturale del volto.</p>
<p>Dunque, volersi bene sì, ma con la giusta attenzione e prevenzione per evitare di incorrere in irreversibili rischi estetici e di salute.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/volersi-bene-con-attenzione/">Volersi bene con attenzione</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il cibo, nostro amico</title>
		<link>https://www.opensourceinmedicine.it/il-cibo-nostro-amico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Iazzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jun 2024 10:41:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Anoressia]]></category>
		<category><![CDATA[Binge eating disorder]]></category>
		<category><![CDATA[Bulimia]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbi alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[Genetica]]></category>
		<category><![CDATA[Mindful eating]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
		<category><![CDATA[Percezioni sensoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.opensourceinmedicine.it/?p=786</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’alimentazione è una funzione biologica di base che accomuna tutti gli esseri viventi; nell’uomo, però, si carica di significati e di simboli. Oltre agli aspetti culturali, emotivi e psicologici che condizionano le scelte alimentari di ciascuno, altrettanto importanti sono le percezioni sensoriali: con la vista si sceglie un cibo per il colore e l’aspetto; con [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/il-cibo-nostro-amico/">Il cibo, nostro amico</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’alimentazione è una funzione biologica di base che accomuna tutti gli esseri viventi; nell’uomo, però, si carica di significati e di simboli.</p>
<p>Oltre agli aspetti culturali, emotivi e psicologici che condizionano le scelte alimentari di ciascuno, altrettanto importanti sono le percezioni sensoriali: con la vista si sceglie un cibo per il colore e l’aspetto; con il tatto, durante la masticazione, si sente la consistenza, friabile, croccante, morbida, succosa, di un alimento; mentre si mangia, con l&#8217;udito si arricchiscono le informazioni sensoriali. L’olfatto e il gusto sono i sensi protagonisti: quando le sostanze odorose durante la masticazione arrivano alle cavità nasali si sviluppa l&#8217;aroma, mentre, percepiamo il gusto del cibo grazie alle papille gustative, capaci di riconoscere i quattro sapori fondamentali, dolce, amaro, salato, acido.</p>
<p>Il cibo non può essere considerato solo come l’insieme di nutrienti necessari all’organismo, ma piuttosto come occasione di benessere psicofisico e opportunità di relazione con gli altri. Mangiare con calma, in compagnia, in un ambiente sereno, senza rumori fastidiosi, chiacchierando tranquillamente sono le condizioni ideali per gustare quello che c’è nel piatto e per vivere il rapporto con il cibo senza problemi o conflitti.</p>
<p>Non tutti sanno che tra psicologia e alimentazione esiste uno stretto legame dal quale è impossibile prescindere e come, sia sempre più importante una maggior collaborazione tra psicologi e professionisti della nutrizione. Lo psicologo è il professionista del benessere psicologico, della relazione d&#8217;aiuto e il suo obiettivo principale è quello di migliorare la qualità di vita degli individui. Lo psicologo sostiene, la persona aiutandola a capire, riattivare e consolidare le proprie capacità, energie e risorse, e permettendole di trovare soluzioni e di attenuare il disagio che prova.</p>
<p>A qualsiasi età, può accadere che una persona inizi a manifestare sintomi di malessere psicologico attraverso dei comportamenti alimentari disfunzionali. Il cibo diventa così un &#8220;veicolo&#8221; che porta con sé dei chiari messaggi di disagio; quando questo disagio aumenta, può sfociare in un vero e proprio disturbo.</p>
<p>Tali disturbi sono caratterizzati da un comportamento anomalo verso il cibo, da una percezione alterata del proprio corpo e dalla conseguente preoccupazione per il proprio peso e aspetto fisico.</p>
<p>I disturbi alimentari possono avere cause e conseguenze psicologiche legate a problemi di autostima e, in alcuni casi, sono associati a disturbi d’ansia e depressione.</p>
<p>Soffrire di DCA, inoltre, può portare a gravi conseguenze fisiche e innescare anche problemi gastrointestinali, cardiovascolari ed endocrini.</p>
<p>Tra tutti i disturbi alimentari i più diffusi sono:</p>
<ul>
<li>obesità;</li>
<li>anoressia nervosa;</li>
<li>bulimia nervosa;</li>
<li>binge eating disorder</li>
</ul>
<p>Le cause di questi disturbi sono multiple e chiamano in gioco fattori:</p>
<ul>
<li>genetici;</li>
<li>metabolici;</li>
<li>ormonali;</li>
<li>psicologici;</li>
<li>sociali.</li>
</ul>
<p>Difficile da credere, ma mangiare consapevolmente non è una dieta. La “mindful eating” non da menù o ricette. La maggior parte di chi vuole mangiare in modo più sano e migliorare il rapporto con il cibo, finisce per vedere la dieta come un percorso di restrizione e non di equilibrio.</p>
<p>“Mindfulness” è un termine diventato comune nel nostro linguaggio quotidiano, ma il suo significato è più profondo di quel che pensiamo: è un metodo per incoraggiare a prendersi cura di sé stessi; a pari passo, la “mindful eating” incoraggia a prestare attenzione al cibo senza giudizio. È un approccio agli alimenti che insegna come magiare, portando piena attenzione, presenza e consapevolezza su cibo ed esperienza alimentare. Non ha a che fare con calorie, carboidrati, grassi o proteine. Lo scopo di un’alimentazione consapevole non è la perdita di peso, nonostante accada seguendo questa via, l’intenzione è aiutare le persone a gustarsi il momento e il cibo al di là di qualsiasi etichetta, incoraggiandone la piena presenza per assaporare l’esperienza alimentare.</p>
<p>La Mindful Eating utilizza la consapevolezza, o l’essere presenti, per aiutare a superare i problemi alimentari nelle nostre vite. L’obiettivo è spostare l’attenzione dal pensiero esterno sul cibo all’esplorazione dell’esperienza alimentare.</p>
<p>Quando mangiamo senza pensare? Ecco alcuni esempi:</p>
<ul>
<li>mangiare di continuo, fino ad essere pieni o sentirsi male;</li>
<li>mangiare senza assaporare il cibo;</li>
<li>non prestare attenzione a ciò che mangiamo, poiché troppo spesso siamo distratti durante i pasti (TV, lavoro, poco tempo per mangiare);</li>
<li>avere difficoltà a ricordare il gusto, l’odore e l’aspetto del pasto che hai abbiamo mangiato.</li>
</ul>
<p>Sviluppare un approccio più consapevole al cibo può aumentare il piacere dei pasti, ridurre l’eccesso di cibo e favorire una buona digestione.</p>
<p>Inoltre, può ridurre pensieri ansiosi che circondano l’alimentazione e migliorare il rapporto psicologico con il cibo.</p>
<p>Come praticare un’alimentazione consapevole?</p>
<p>Dare priorità all’orario dei pasti: impiegare almeno 15 minuti per sedersi e godersi il ??pasto; evitare la fretta: programmare il tempo per consumare il pasto quando si dispone di un arco temporale sufficiente; sedersi sempre a tavola: cercare di evitare di mangiare in piedi o davanti al frigorifero; servire il cibo su un piatto/ciotola: cercare di evitare di mangiare dalla confezione, dalla vaschetta del gelato, dal contenitore da asporto, ecc.; appoggiare le posate accanto al piatto e, tra un boccone e l’altro, fare uno sforzo consapevole per masticare bene il cibo; mangiare solo fino a quando non siamo pieni all’80%, il che significa essere soddisfatto ma non eccessivamente pieni; prendersi del tempo per assaporare veramente il cibo: usiamo i nostri sensi; preparare i pasti ove possibile: preparare il cibo (toccare, assaggiare e annusare) può migliorare il nostro rapporto psicologico esso.</p>
<p>È altrettanto importante assumere un atteggiamento adeguato, per svolgere un’alimentazione consapevole:</p>
<ul>
<li>atteggiamento non giudicante: avviare il processo del mangiare mettendo da parte ciò che conosciamo del cibo è la prima sfida;</li>
<li>pazienza: ci vuole tempo per essere presenti momento per momento, impariamo a rallentare il processo del mangiare per avere un’esperienza completa;</li>
</ul>
<p>“Mente del principiante”: avvicinarsi alle proprie esperienze proprio come fa un bambino, con curiosità, questo ci consente di vivere le esperienze con apertura;</p>
<p>fiducia: notando e apprezzando ciò che sentiamo e le nostre risposte ai diversi cibi, accettando di più le nostre sensazioni; accettazione: sviluppare la volontà di notare ciò che accade e accettarlo è al centro del processo di consapevolezza, ciò potrebbe significare accettare cose positive e/o esperienze impegnative; lasciare andare: mangiare consapevolmente implica lasciar andare le aspettative passate, staccarsi da tutto ciò a cui ci siamo legati ci consente nuove esperienze senza il giudizio basato su esperienze accadute anteriormente.</p>
<p>Il rapporto conflittuale con il cibo può intrappolare in un loop comportamentale il soggetto: impegnarsi a seguire una dieta restrittiva, raggiungere un peso-forma, riprendere ad alimentarsi come il bisogno richiede, per poi riacquistare il peso iniziale, quasi sempre aumentato. Il peso oscilla su e già in modo cronico, generando un continuo stato di insoddisfazione interiore. Ciò induce a condannare eventuali trasgressioni favorendo l’insorgere e il consolidamento dei sensi di colpa. Si innesca così un circolo vizioso in cui il soggetto alterna momenti di restrizione alimentare ad altri di perdita di controllo. Conseguentemente si ha lo sviluppo di pensieri di sconforto e comportamenti che perpetuano l’obesità.</p>
<p>È l’inizio di quella che viene definita la sindrome yo-yo. Dopo un po’ di tempo, l’insoddisfazione della propria immagine porta alla ricerca di un’altra dieta, che illuda di raggiungere un dimagrimento efficace.</p>
<p>Analizzando le scelte alimentari, si può affermare che esistono cibi che soddisfano la fame soprattutto da un punto di vista psicologico: si tratta dei cibi ludici (patatine, noccioline, pop corn) che soddisfano l’inconscio bisogno di tener qualcosa in bocca, iniziando con il succhiare del pollice, proseguito con il mettere in bocca oggetti che hanno la funzione di passatempo, di evasione, che vengono succhiati e mordicchiati per rilassarsi; e di quelli ritualistici (tè, caffè, aperitivi) che hanno la funzione di scandire il tempo e i ritmi degli individui e vengono consumati in determinate ore della giornata.</p>
<p>Il cibo non rappresenta l’unico mezzo per regolare le emozioni. Pertanto, se non si ha più fame, si può lasciare un biscotto nel piatto, sapendo che, se ne si avrà voglia, potrà mangiarlo in seguito, perché il cibo è sempre disponibile per soddisfare un desiderio.</p>
<p>Ricordare: mangiare non è solo una questione di nutrizione, ma anche di flessibilità e di un buon rapporto con sé stessi, è un aspetto cruciale di un rapporto sano con il cibo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.opensourceinmedicine.it/il-cibo-nostro-amico/">Il cibo, nostro amico</a> proviene da <a href="https://www.opensourceinmedicine.it">Open Source in Medicine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
