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Non tutti gli organi invecchiano allo stesso modo: una nuova mappa lo rivela

  • 10 Settembre 2025

Contrariamente alla percezione comune che consideri l’invecchiamento come un fenomeno omogeneo, recenti studi mostrano che organi diversi seguono traiettorie temporali molto distinte. Ora, grazie a una “mappa dell’invecchiamento biologico”, abbiamo finalmente modo di visualizzare quanto varia il processo d’invecchiamento nei differenti tessuti umani.

La mappa epigenetica dell’invecchiamento

Una meta-analisi ha esaminato i cambiamenti nella metilazione del DNA in 17 tessuti umani durante l’intera vita adulta. Il risultato è un vero e proprio atlante epigenetico che evidenzia come alcuni organi—come retina e stomaco—accumulino rapidamente variazioni legate all’età, mentre altri, come cervice e pelle, sembrano mostrarne molte meno.

Modelli proteomici per stimare l’età biologica degli organi

Parallelamente, un ampio studio ha analizzato la proteomica plasmatica di circa 5.700 adulti per stimare l’età biologica di 11 organi. Il metodo, che sfrutta proteine organo-specifiche rilevabili nel sangue, ha mostrato come in quasi un quinto della popolazione un organo possa invecchiare molto più velocemente degli altri. Tali organi “invecchiati” si associano a un aumento significativo del rischio di malattie specifiche e di mortalità.

Prospettive cliniche e predittive

Uno studio basato su dati longitudinali condotto su 6.235 individui del Whitehall II Study ha valutato l’età biologica di nove organi tramite analisi del plasma e ha correlato i risultati con l’insorgenza di malattie nei vent’anni successivi. Risultato: organi con invecchiamento accelerato hanno predetto con buona precisione lo sviluppo di molte patologie, anche a distanza di decenni. Sorprendentemente, l’età biologica del sistema immunitario si è dimostrata un predittore più forte di demenza rispetto all’età del cervello stesso.

Il cervello come “orologio di longevità”

Un’importante evidenza emersa da uno studio di Stanford è che il cervello ha un ruolo centrale nella determinazione della longevità. Attraverso un test del sangue basato su oltre 3.000 proteine, è stato stimato che un “cervello biologicamente più vecchio” è associato a un aumento del 182% del rischio di mortalità nei successivi 15 anni, oltre a un maggiore rischio di Alzheimer.

Fonti :